“Le non-cartoline dalla Grecia” di Francesco Moretti

di Ornella Rota

( immagine da http://francescomoretti.blogspot.gr/p/mostra10.html )ATENE. Si intitola “Le non-cartoline dalla Grecia” la serie di linografie _ incisioni molto simili alla Xilografia, però con matrice in linoleum invece che in legno e immagini elaborate secondo uno speciale procedimento _ che Francesco Moretti ha appena presentato nella galleria “Macelleria d’arte”, a San Gallo, in Svizzera.

“Le definisco non-cartoline perché, lungi dal proporre immagini affascinanti, raccontano la vita di tutti i giorni, il mercato, gli scontri, i sacrifici, il desiderio di cambiare, la crisi economica che chiude delle porte. E tutto questo crea anche un’urgenza comunicativa”, dice Francesco.

Pisano, diplomato all’accademia di Belle Arti di Firenze (tesi su Frank Stella), Moretti si occupa di pittura, scultura, grafica, fotografia, incisione, installazioni, scenografia, video, decorazione di ambienti. Ha lavorato e vissuto in vari paesi europei; dal 2005 abita a Nafplio, con la compagna Cristina Zoniou, insegnante di recitazione al Dipartimento Studi Teatrali (inserito nell’ambito dell’Accademia di Belle Arti), e le loro due figlie. Per informare e testimoniare della situazione della Grecia _ “dopo avere ascoltato, da una radio italiana, banalità che non stavano né in cielo né in terra” _ esattamente un anno fa Francesco si inventò “Sopravvivereingrecia.blogspot.com”. Oltre 12mila ingressi, almeno un migliaio al mese: “Temevo di scontrarmi con il solito qualunquismo, menefreghismo. Invece no: c’è interesse autentico, e crescente. Un po’ per la paura di finire anche noi così, forse ancora di più perché con questo paese abbiamo legami importanti, solidarietà, vacanze, tante famiglie miste”.

I contraccolpi della crisi sulle arti?

“La situazione si è aggravata negli ultimi due anni. Le grandi gallerie, che privilegiano il mercato internazionale, continuano a lavorare. Chiudono specialmente quelle rivolte al mercato greco, basta vedere a Kolonaki, quartiere borghese del centro. Percorso simile per gli artisti: i pochi famosi a livello internazionale (tipo Kounellis o lo scultore Varotsos noto soprattutto per le sue sculture in vetro) non sono coinvolti nella crisi, se ne occupano giusto per solidarietà; gli altri _ magari di buon livello ma non supportati dal mercato estero_ decidono o di emigrare o di ridimensionare drasticamente il proprio tenore di vita. Mete frequenti la Svizzera, la Germania, gli Stati Uniti, l’Australia che anzi, per invitare i greci, artisti e non soltanto, ha realizzato appositi spot sui media.

Stanno persino cambiando i parametri sociali legati all’arte. Per esempio, rischia di diventare normale (come lo è da noi) la figura dell’artista povero, mentre finora la società greca dava fiducia ai giovani autori, amava, conosceva, praticava l’arte; la considerava un lavoro come un altro, con guadagni diversi a seconda dei livelli diversi”.

Ci sono artisti che raccontano la crisi?

“No, che io sappia. Personalmente ho sempre cercato un rapporto con la realtà, ma i miei colleghi di matrice intimista o concettuale o decorativa non hanno modificato i codici espressivi. Un po’ più sintonizzato con la vita sembra il teatro, tradizionalmente seguito e aperto a novità, ricerca, autori emergenti. In questo periodo sono molto rappresentati gli autori politici, cominciando da Brecht e Dario Fo. Ovviamente tutto il settore risente della crisi; anche attori importanti trascorrono periodi senza lavorare, il che finora era assolutamente impensabile. Molti teatri hanno fermato la produzione perché da un lato è diminuito dal 30 al 50% il prezzo dei biglietti (con cui si finanziavano i nuovi allestimenti) e dall’altro lato lo Stato non paga più le spese fisse (affitto, manutenzione ecc.) di cui fino a tre anni fa si faceva carico. Comunque, i teatri rimangono pieni; la crisi non ha intaccato affatto _ semmai il contrario! _ l’interesse, la partecipazione alla vita culturale e artistica”.

Oltre che artisti, se ne vanno anche intellettuali, e tanti cervelli.

“Infatti. A fuggire sono soprattutto giovani i cui padri hanno mangiato pane e cipolla pur di riuscire a farli laureare, imparare le lingue, conseguire master anche all’estero. Quel grosso investimento, privato e pubblico _ l’università per esempio qui è sempre stata gratis, così come i libri per gli studenti _ è andato perduto.  Una generazione cancellata: è la terza, dopo la dittatura dei colonnelli e, prima, la guerra civile”.

Per ulteriori info: www.sopravvivereingrecia.blogspot.com , http://francescomoretti.blogspot.gr

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