Si riflette, si dà sfoggio d’arguzia e si ride tanto da Sephora ma ci sono solo “Posti in piedi” per Gauz

di Francesco Bordi

IMG_20180913_005813_910Li si può vedere sempre in piedi per tutta la durata delle loro ore lavorative. Si muovono così poco che a volte i loro muscoli quasi si atrofizzano, ma d’altro lato muovono tantissimo i loro bulbi oculari. La parte principale del lavoro che svolgono è infatti l’osservazione: guardare, comprendere, analizzare, vagliare e possibilmente prevenire. Vestono senpre di nero. Chiunque di loro può subito essere notato all’entrata di un grande e costoso esercizio commerciale per poi esser dimenticato, ma lui non si scorda di voi. É il vigilante(s) delle grandi strutture, sopratutto commerciali, nella Francia delle grandi marche, dei grandissimi guadagni e delle ancor più grandi apparenze.

Nei suoi “Posti in piedi”, l’autore sorprende per il suo approccio profondo al fenomeno della vigilanza di colore in città pulsanti di denaro e turisti oltre che pervase da potere e prestigio. Va da sé che Parigi è la location principale della sua indagine, anche se in realtà non è l’unica. Le frequenti citazioni dei Paesi d’origine di chi sta perennemente in piedi da Sephora o da Camaïeu hanno un retrogusto dolce-amaro con cui, per fugaci momenti, ci troviamo in Congo, Costa d’Avorio, Mali, Senegal, Guinea ed altre parti del Continente Africano. Sono luoghi in cui spesso la gente vede nell’Europa una vita migliore; vi sono città in cui l’equivalente del costo applicato ad un paio di profumi francesi nella top ten dei negozi della categoria potrebbe rappresentare un serio aiuto finanziario al funzionamento di strutture pubbliche. Si tratta spesso di realtà ancora fortemente legate alle tradizioni ataviche per cui se, ad esempio, un Ivoriano si rifiuta di partire per la Francia in cerca di fortuna, la sua comunità lo addita come vittima di un sortilegio lanciato dalle streghe.

Fin qui si potrebbe pensare a “Debout-payé“, nella versione originale, come ad un testo di denuncia sociale della condizione di lavoro relativa alle risorse umane di colore, ma lo scritto di Armand Patrick Gbaka-Brédé, in arte Gauz, é molto di più.

Ci troviamo a sfogliare un’intelligente e divertente scritto che mescola il racconto con l”esperienza diretta. Nelle 127 pagine del libro edito dala Elliot si alternano così sezioni dedicate al melanconico ed ironico excursus dell’integrazione nera in Francia, tra gli anni ’60 ed il periodo corrente, con capitoli pungenti e piuttosto divertenti incentrati sui nuovi volti del consumismo moderno. Ossiri, vigilante proveniente dalla Costa d’Avorio, più che protagonista del libro é portavoce dell’autore sulle riflessioni circa l’ntegrazione nera in Francia. Si tratta di flash rapidi ed intensi dove si passa dalle dinamiche  degli Africani degli anni delle proteste che esigevano una maggiore considerazione sociale e politica nei loro alloggi studenteschi di Parigi, passando poi alle chiusure di alcune delle strutture stesse fino ad arrivare alle descrizioni degli uomini di oggi non più raccontati nelle loro attività di studio o protesta, ma nelle loro ricerche di sicuri “posti in piedi”. Inframezzati a queste storiche rievocazioni ci sono invece dei capitoli divertentissimi, per non dire esilaranti, costituiti solamente da dialoghi botta e risposta tra il vigilante e la clientela dei grandi marchi nonché le successive riflessioni sulla gamma internazionale che si reca con approcci diversi ad aquistare, guardare o persino tentare di rubare borse, profumi, maglie ed altri voluttuari beni di consumo. La pseudo-classifica delle reazioni al suono del macchinario antitaccheggio, che investe Americani, Arabi, Francesi, Giapponesi, Cinesi, Africani e Brasiliani è un qualcosa che farà sorridere il lettore ogni volta che tornerà alla sua memoria. Allo stesso modo la tipologia generale delle domande rivolte al tutore della vigilanza così come l’approccio al negozio nei commenti dei latini e degli orientali ruberanno più di una risata ai lettori di chi lavora in piedi.

Il raccontare di Gauz si sviluppa così tra considerazioni amare e risate vere. In mezzo c’è un paradigma socio-culturale: presidenti francesi di qualche decade fa, cultura pop, sfruttamento ed integrazione, la morte di Amy Winehouse, gli effetti della caduta delle Torri Gemelle.

Punto di forza del titolo: l”energia e l’intelligenza dei dialoghi e delle riflessioni interiori. Il neo, invece, potrebbe essere rappresentato dal fatto che la realtà descritta dall’autore è totalmente calata nella quotidianità francese di ieri e di oggi. Protagonista di Debout-payé non è Ossiri, ma l’integrazione in Francia più o meno tangibile in tutte le sue sfaccettature. In tal senso, forse, un lettore d’Oltralpe potrà gustare maggiormente l’indagine dell’autore Ivoriano, anche se a dire il vero la portata internazionale del confronto con i Vigilantes e l’origine del fenomeno immigrato-responsabile sicurezza nelle strutture coinvolge ed interessa davvero tutti quanti.

L’occhio di Gauz ha dunque il merito di sfatare alcuni miti circa la presunta felice convivenza fra immigrati e nativi nelle metropoli francesi ricordandoci che disuguaglianze e problematiche esistono  da tempo anche lí e non solo nelle banlieues (come molti intendono).

La bocca di Gauz, nei dialoghi presso i negozi degli Champs-Elysées ha invece il grandissimo dono di farci ridere ancora una volta del grande inganno del consumismo che dovrebbe rendere felici, mentre il realtà diverte solo quelli che hanno la lucidità di  osservare chi ne è schiavo.

Quanto a i piedi di Gauz, beh… sono loro che hanno dato vita a tutto. Anche l’autore è stato fra i “posti in piedi” e grazie a quella postura che oggi possiamo riflettere, immelanconirci e poi ridere assieme a lui.

Gauz, “Posti in piedi”, Roma, Elliot, 2015.

Titolo originale: “Debout-payé”

Foto di Francesco Bordi ©

 

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