Wild Town. Capitolo II

di Roberto ceci

 

(© tutti i diritti riservati)

  

Wild Town è una piccola città che si trova nel centro degli Stati Uniti, conta solo cinquecento abitanti più altri duecentocinquanta dei due paesi confinanti Hellbuck e Porrown. A Wild Town si vive come in un paese, ci si conosce tutti per nome  e nessuno sembra avere un solo segreto. A Wild Town vive un uomo,Winston Smeeth, il becchino del paese che, oltre ad avere l’unico ufficio di onoranze funebri è anche proprietario dell’unico ufficio investigativo di zona, un ufficio però che è quasi sempre chiuso. Fino ad ora…

 

Benvenuti a Wild Town- parte 2

 

(immagine da http://bollalmanacco.blogspot.com/)L’ufficio di Winston era inpolverato e spoglio, la scrivania vecchia e scricchiolante. Nei tanti anni da quando aveva preso la licenza come investigatore privato aveva seguito solamente un caso: aveva cercato di scoprire dove fosse andata sua moglie quando lo aveva abbandonato. Non ci riuscì.

-E così signor Smithelson afferma che il signor Crew sia stato ucciso. A noi risulta sia morto a causa di un attacco di cuore. – Disse lo sceriffo.

-Certo, perchè l’effetto di quel veleno è lo stesso di un attacco di cuore.

-Veleno? Di cosa sta parlando?

– Del veleno usato per ucciderlo, ve lo sto dicendo!

-E secondo lei chi sarebbe stato ad ucciderlo?

-Big Bob. – Big Bob, l’unico trafficante e criminale in tutta Wild Town, la sua storia la conoscevano tutti. Era arrivato in città ancora piccolo. All’epoca le attività criminale erano poche ma equamente divise in due fazioni che si contendevano tutti i commerci. Big Bob, all’epoca Little Bob, decise di voler intraprendere quel tipo di carriera e dopo pochi anni di gavetta uccise tutti i suoi rivale diventando l’unico Boss dell’intera contea. Una vera e propria scalata al potere. Nella stanza cadde il silenzio. Nessuno si era mai confontato con Big Bob, le forze di polizia contavano due membri (dei quali uno era lo sceriffo) che di certo non brillavano per coraggio. Winston si voltò a cercare Christian, non c’era. Se ne era andato, probabilmente doveva rimettere a posto qualche vecchio motore, oppure aveva un incontro con la sua birra preferita.

-Perchè crede sia stato Big Bob signor Smithelson? Chiese Winston. Gli occhietti del signor Smithelson scrutavano i suoi interlocutori, quasi come se non fosse sicuro ancora di dover dire la verità.

-Ne sono sicuro perchè Johnson negli ultimi tempi aveva avuto molte discussioni con lui, si era rifiutato di pagare per avere la sua protezione e Big Bob aveva minacciato di ucciderlo. Mi chiedo protezione da cosa poi…

-Mi sembra un po’ poco per…-tentò timidamente di obbierttare lo sceriffo.

-Aveva minacciato di ucciderlo!  – Rimasero lì’ ancora un po’, poi la seduta si sciolse. Quando furono fuori Sceriffo e figlio presero a camminare.

-Che ne dici?

-Non lo so papà…mi sembra una brutta storia.

-Ma non mi dire? …qui non siamo abituati a questo genere di cose.

-Già… per questo ci vorrebbe un poliziotto vero.

-Ragazzo so che sei lo sfortunato risultato del congiungersi mio e di tua madre, donna di dubbia moralità, ma non ti permetto comunque di parlarmi così. Razza di fallito ipocondriaco e psicopatico.

-Adesso… – La loro discussione fu interrotta da un transitare di macchine nere, saranno state dieci, tutte in fila. Dall’altra parte della strada Winchowski osservava inperturbabile. Era un vecchio, il saggio della città, stava ore ed ore ad osservare la strada e i passanti, sapeva tutto di tutti ed era una fonte inesauribile di notizie.

-Chi diavolo sono? – Chiese lo sceriffo.

-Mai visti, ma non mi piace. – Rispose Winchowski. Lo sceriffo si allontanò, doveva fare alcune ricerche. Winston si voltò e tornò alla sua agenzia di pompe funebri/investigazioni. Davanti alla porta, infilato nella cassetta delle lettere sporgeva un foglietto. Alla sua destra Winston osservò Christian sdraiato con la schiena contro il muro intento a bere birra.

-Christian mi dispiace disturbarti in un momento di raccoglimento ma hai visto chi ha lasciato questo biglietto?- Dopo aver ruttato fragorosamente Christian scosse la testa.

-No, nessuno. – Rispose.

Winston aprì il biglietto, vi trovò scritta una cosa interessante. Si guardò intorno con aria circospetta. Tornò in strada e si diresse verso Winchowski.

-Sai dov’è mio padre?- gli chiese. Winchowski lo guardò negli occhi sembrava quasi stesse prendendo le informazioni richieste da chissà quali cassetti nella sua memoria.

-Tuo padre si trova dal notaio, Winston.

-Grazie mille. – Winston aveva visto suo padre allontanarsi proprio come Winchowski, ma il vecchio sapeva dove si trovasse esattamente. Si domandava sempre come diavolo facesse.

-Ah Winston?

-Sì?

-Io prenderei un ombrello se fossi in te, fra un minuto pioverà.

-Ma Winchowski c’è un sole incredibile…-Winchowski non aggiunse altro.

Winston prese a camminare dirigendosi velocemente verso il notaio. Dopo circa un minuto la pioggia iniziò a cadere violentemente. Quando arrivò dal notaio suo padre stava uscendo in strada maledicendo quella pioggia.

-Papà.

-Oh signore! Ancora tu? Cosa diavolo vuoi? – Wiston porse allo sceriffo il biglietto.

-Già come immaginavo… anche il notaio me lo ha confermato. Ma come fai a saperlo?

-Sono un investigatore papà. Disse Winston evitando di ammettere che in realtà non aveva la minima idea su chi gli avesse portato quel biglietto.

-Un investigatore… se tu sei un’investigatore io sono..

-Un poliziotto?

-Fai silenzio microbo.  Forza andiamo. – Trovarono il signor Smithelson a casa, stava preparando il the.

-Signori, vi prego, accomodatevi. Non mi aspettavo di vedervi così presto.

Winston e lo sceriffo si sedettero sul divano mentre il signor Smithelson senza chiedere nulla versò loro due tazze di the.

-Signor Smithelson temo di non portarle buone notizie.

-Buon Dio e cos’altro può essere successo, dopo una settimana così terribile…

-Abbiamo capito che è stato lei ad uccidere il signor Crew. – La reazione di Smithelson fu sorprendente, rimase impassibile ad osservare i due uomini che si trovavano di fronte a lui, poi prese la tazza di the e ne bevve un sorso.

-Signori, sono venuto io da voi… non dimenticate che senza di me avreste continuato a credere alla teoria dell’attacco cardiaco.

-Già a questo non avevo pensato… – Disse Wisnton ad alta voce. Lo sceriffo lo guardò malamente.

-Già, ma così facendo avrebbe eliminato contemporaneamente due problemi. Winston ha saputo da Jack, il proprietario dell’emporio,  che lei ha ordinato il veleno più di un mese fa dicendo che le occorreva per uccidere dei topi.

-Non è una prova. I topi erano enormi e cattivi. Terribilmente cattivi.

-Mi chiedo chi sia adesso il proprietario della banca del signor Crew.

-Questo non prova nulla. – Winston ascoltava in silenzio sgocciolando sul tapeto persiano del signor Smithelson e bevendo amabilmente il suo the. Si chiedeva ancora chi diavolo gli avesse lasciato quel biglietto “il signor Smithelson ha comprato veleno per topi da Jack Murphy un mese fa, se assunto in maniera abbondante provoca arresto cardiaco!”.

-Mi faccia indovinare signor Smithelson, Big Bob vi fa pagare in maniera molto salata la sua “protezione” e lei era stanco di fare il braccio destro di un banchiere così ha eliminato il signor Crew e cercato di far ricadere la colpa su Big Bob. – Lo sceriffo incalzava l’indiziato il quale, sentitosi stretto in un angolo si alzò di scatto tirando fuori una pistola, fu in quel momento che Winston riconobbe alle spalle di Smithelson una copia di un quadro di Monet, il sudore arrivò nello stesso momento in cui si sentì svenire. Maledetta sindrome di Stendhal. Lo sceriffo Smeeth approfittò della distrazione causata dal figlio per abbattersi su Smithelson. Lo schiacciò con il suo corpo da cento chili e passa.

-Mio Dio non respiro…

-Mi dia la postola. – Smithelson lasciò il revolver e lo sceriffo si alzò.

-Che diavolo ha? –Chiese il ragioniere allo sceriffo indicando Winston.

-Sindrome di Stendhal… e poi è tremendamente stupido.

Quando si fu ripreso Winston aiutò il padre a portare via Smithelson e poi se ne tornò a casa. Per la città si era già sparsa la voce: un omicidio! Era stato proprio quell’uomo che tutti consideravano una brava persona, è stato Winston, il figlio dello sceriffo a smascherarlo..

Quando fu arrivato una sorpresa trovò ad attenderlo, un energumeno di due metri per duecento chili gli oscurava la visuale e gli bloccava il passaggio.

-Signo Smeeth salve. Ho saputo che ha risolto brillantemente un caso.

-Sì beh è il mio lavoro. – Rispose Winston che non brillava certo per modestia.

-Congratulazioni… sa chi sono?

-Lei è…

-Sono Big Bob. – “Big Bob” pensò Winston “quel Big Bob…?”.  Le gambe ripresero a tremargli. Non voleva svenire tre volte in un giorno.

-Sono qui per metterla in guardia, la città sta per cambiare… ha visto le macchine arrivate in città?

-Sì.

-Stanno arrivando persone che mineranno la nostra quiete…- detto da un Boss. – Solo lei potrà fermarli… lei ed io.

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