A chi servono i superpoteri? Ovvero quando il ritratto di famiglia è più devastante della criptonite….

di Francesco Bordi

( immagine da http://isbnedizioni.it/catalogo/evidenza/ritratto-di-famiglia-con-superpoteri/ )Il concetto di famiglia e di superpoteri aveva già fatto la propria apparizione nel panorama popolare dei lettori. Nella fattispecie il nucleo familiare al cui interno brillano le individualità grazie a delle capacità soprannaturali ha fatto la fortuna dell’editrice statunitense Marvel, a livello di comics, e della Marvel Production sul piano dei film d’azione con dei Superheros in costume che, circa negli ultimi dieci anni, stanno dominando l’offerta internazionale del grande schermo. È sufficiente pensare alla inusuale famigliola dei Fantastici Quattro…

A questo punto cadere nella prevedibile, ma anche commercialmente allettante, trappola del riproponimento del genere in chiave letteraria sarebbe stato estremamente facile e, per qualche spietato editor anglosassone, sarrebbe stato anche logico. Giocattolone commerciale, anche un po’ scontato, che tuttavia presta il fianco a qualche problema d’interazione dei personaggi principali coinvolgendo così il pubblico che va dai giovani e giovanissimi fino agli irriducibili e nostalgici fans del settore.

Ebbene NO! Il caro Steven Amsterdam da bravo sognatore (ricordiamo che nasce a Manhattan e si trasferisce in Australia con il sogno – non ancora realizzato – di aprire una pasticceria), non ci sta! Il risultato della sua fatica e del suo sudore deve essere un libro di qualità, non una brutta copia di un fumetto e nemmeno un qualcosa che strizzi l’occhio alle “cose che funzionano”. A questo punto però cosa c’entrano i superpoteri??? Bene, nella definizione di questa parola risiede l’intero spirito narrativo dell’autore. In originale l’opera del buon Steven si intitola “What the Family Needed”: un’intestazione che richiama a ciò di cui la famiglia aveva bisogno, necessitava. Ammetto che il titolo italiano forse è più accattivante. In ogni caso nel titolo scelto dall’autore è riassunta l’intera concezione che permea il testo. Tra le pagine di “Ritratto di famiglia con superpoteri” ci sono effettivamente delle capacità ultra-umane che i protagonisti posseggono… C’é chi può diventare invisibile, c’è chi ha il dono della telepatia addirittura c’è che può volare… Dopo aver letto questo io, personalmente, non proseguirei nell’analisi del titolo e interromperei la lettura con un roboante pensiero del tipo: “Insomma una cazzata”. Errore. Non tanto per orgoglio di chi scrive, ma perché il racconto di Amsterdam è davvero tutt’altro rispetto a ciò che ci si aspetta. L’elemento del superpotere non è un qualcosa in più che viene donato agli esponenti della famiglia di Giordana, Ben, Natalie, Ruth, Sasha, Peter ed Alek. La comprensione da parte dei familiari nell’apprendere delle proprie abilità acquisite viene accolta, mediamente, con un sorriso malinconico perché quel superpotere non cambierà in meglio la vita che conducono, al massimo potranno, forse, tentare di ridare un po’ di sollievo a persone che complessivamente, come nucleo consanguineo, partono abbastanza svantaggiati. I problemi sono reali: depressioni, difficoltà di interagire, alcoolismo, fallimenti lavorativi. Allo stesso modo le loro supercapacità sono affrontate in maniera adulta: fanno sorridere, divertono, ma poi la vita reale non cambia di molto. Ad ogni modo la comprensione, con il passare del tempo, della capacità di utilizzare il potere nella propria vita privata contribuirà ad aiutare ogni membro dell’allargato clan protagonista a migliorare individualmente e poi in relazione ai propri cari ed è questo “What the Family Needed”, è questo ciò di cui la famiglia aveva bisogno… Nella lettura del racconto colui che sfoglia i capitoli, intitolati con i nomi dei protagonisti, si dimentica a volte che le persone descritte hanno dei superpoteri. Le loro specifiche preter-naturali intervengono in momenti inaspettati in soccorso non di altri, ma di loro stessi…

Questo libro è la presentazione vista da molto molto vicino di una famiglia che cresce, si sfalda, si allarga, si va disgregando per poi riunirsi e poi probabilmente si ri-sgretolerà. Lo stile del neo-australiano è davvero intelligente e smaliziato. Passa dall’ironico all’intimista passando per il profondo, ma non in maniera graduale, ma di scatto. Quasi a voler dimostrare che Steven Amsterdam non ha problemi ad affrontare e creare alcun tipo di narrazione… Il capitolo su Ruth, che scopre in ospedale, all’interno di un reparto di malati gravi, anche terminali, d’avere capacità telepatiche è un brano davvero toccante che giunge a punte di sensibilità che spesso non vengono uguagliate nemmeno negli scritti che di queste sapienti descrizioni “ad innesco” fondano intere saghe narrative. Allo stesso modo la descrizione degli adolescenti della famiglia, colti nei loro momenti di svago e di emulazioni dei personaggi “fighi” del loro ambito, strappano più di un sorriso e di una risata ora per una figuraccia in strada ora per un pensiero riguardante una goffo accoppiamento su un divano interpretato più come una mezz’oretta di ginnastica che come amplesso effettivo.

Quello di cui ha bisogno la famiglia descritta dalla bella sorpresa Steven Amsterdam è capire chi è e dove vuole andare. Niente di più facile no… ? In tal senso ognuno di noi avrebbe bisogno di un superpotere che arrivi a -provare ad- aiutarci nei momenti di particolare e profondo sconforto. È questo il messaggio nascosto nel sottotesto del libro. Ciò di cui invece ha bisogno l’autore è una continua scrittura da proporci. “Ritratto di Famiglia con superpoteri” ha un intreccio volutamente slegato e poco organico che sulle prime può lasciare un fastidioso senso di incompiutezza, ma che dopo viene metabolizzato e compreso. La narrazione procede a singhiozzi con costanti e ritmati salti temporali, c’è un motivo di “sceneggiatura” per questo… Sarei curioso di vederlo di fronte ad ulteriori e differenti tipi di narrazione che possano sorprendere ed al contempo farlo crescere. Infine ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno noi lettori è un altro titolo dello scrittore esaminato. Steven Amsterdam ha la potenza della scrittura disinvolta che spiazza e coinvolge. Ora pensi di aver capito a quale categoria appartiene e istintivamente lo inscatoli là dove nel giro di una trentina di pagine lui stesso uscirà con forza e prepotenza per andare in una altro luogo dove mai avresti pensato di incontrarlo. Questo autore è abile tanto nelle descrizioni quanto nei dialoghi: caratteristica realmente rara che è tipica dei grandi scrittori. Lo leggete, vi arrabbiate, lo capite, lo amate e comprendete che… ne avete bisogno.

Steven Amsterdam, Ritratto di famiglia con superpoteri, Milano, ISBN Edizioni, 2012.

Titolo originale: “What the Family Needed”

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