Strapparti una grassa risata, strapparti una riflessione, strapparti il cuore, strapparti e ricucirti la fiducia: “Strappare lungo i bordi” di ZEROCALCARE

di Francesco Bordi

«È andata così». È andata così e doveva andare così.

Unirsi al coro di elogi sulla nuova serie Netflix partorita dal buon Michele Rech sarebbe troppo facile, anche se sacrosanto. Possiamo però cercare, anche noi, di “Strappare lungo i bordi” e magari andare un po’ più avanti, evidenziandone il contorno con un bel pennarello. Possiamo così gustarci l’articolata vicenda del protagonista, ossia ZERO in persona, che in viaggio con i suoi amici su di un treno diretto a Biella apre delle piccole e grandi finestre su ricordi, rammarichi e divertenti riflessioni dal respiro artisticamente folkloristico per dimenticare il motivo di quello spostamento. Davvero inevitabile ridere e sorridere, ma non solo.

Il sorriso quando ci s’imbatte nei lavori di ZEROCALCARE è inevitabile. La serie televisiva, nata dalla cooperazione tra Movimenti Production e Bao Publishing, è un lavoro emblematico in tal senso. Troviamo il SORRISO SPONTANEO nel vedere le divertenti sequenze di dialettica tra i suoi personaggi, sia che si tratti degli incontri/scontri fra due personaggi improvvisati, sia che si assista alle consuete scaramucce tra il protagonista, lo stesso Zerocalcare, e la sua coscienza: un armadillo opportunamente doppiato da Valerio Mastandrea. Il SORRISO APERTO è forse la reazione più conclamata, un’apertura che sfocia in risata vera e propria nel momento in cui un commento, una reazione o una sorpresa arriva in maniera devastante nel racconto e BOOOM! Tocca aspettare un’attimo per riprendersi (e tu spettatore e magari anche lettore già sai che dovrai  assolutamente commentare quello “strappo” improvviso con i tuoi cari il prima possibile). C’è poi il SORRISO DI STIMA che viene fuori quando scorgi, capisci e percepisci un’importante riflessione d’attualità che traspare da una battuta, una riflessione o da uno schizzo grafico del valido ragazzaccio del quartiere romano di Rebibbia. Minoranze? Conflitti internazionali? G8 di Genova? Sanità? Integrazione?  Non c’è problema. Fossero anche tre secondi di numero effettivo, Zerocalcare mostrerà la materia al pubblico modulandola secondo la sua personale visione e stimolando sempre e comunque una riflessione, in un senso o nell’altro. C’è infine il SORRISO AMARO. Quel sorriso tardivo che uscirà fuori solamente parecchio tempo dopo aver preso visione di una tema altrettanto amaro, a tratti lacerante, in cui il fumettista riesce a raggiungere delle vette ragguardevoli di comunicazione schivandone però la pesantezza strutturale. In questo caso i piccoli angoli delle nostre bocche non si alzeranno per una battuta ben riuscita o per una sequenza intelligente e divertente, ma faranno un breve accenno di sè perché ad un certo punto Strappare lungo i bordi ci scuoterà improvvisamente e quasi violentemente per toccare dei sentimenti che spesso lasciamo riposare e sicuramente non pensiamo di “disturbare” durante la visione di una serie comica d’intrattenimento.

L’equilibrio fra tutte queste tipologie di “sorrisi” non è cosa facile, ma il signor Michele vi riesce egregiamente e direi anche sorprendentemente. Uno stupore che non nasce per sfiducia verso l’Artista, tutt’altro. La sorpresa deriva dal fatto che più si legge, si ascolta e si gusta il mondo di questo maestro del dialogo e della matita e più si comprende quante e quanto grandi siano le sue insicurezze. Zerocacalcare, o quantomeno la sua trasposizione artistica, è un persona piena di dubbi, un giovane uomo che si vorrebbe sempre impegnare nel sociale ma che è anche piuttosto egocentrico. Ha le carte per diventare un personaggio di successo, ma ha anche le ansie tipiche delle anime sensibili che lo portano ad una serie infinita di incertezze comportamentali, anzi… chiamiamole alla sue maniera ossia “pippe mentali”. Comicità ed (auto)ironia sono gli strumenti con cui maneggia preoccupazioni e le maniacali attenzioni che sono allo stesso tempo croce e delizia del suo approccio artistico. Ma alla fine di tutte questo ritagliare qual è il risultato? Mi viene in mente una possibile grande verità. Questo navigare tra aspirazioni ed ansie, questa capacità di focalizzare momenti chiave della propria esistenza che non siano dei successi, ma delle esitazioni, i rimpianti per ciò che non è stato e le preoccupazioni per quello che potrebbe essere nel futuro, tutto questo muovere le forbici lungo i contorni di un ideale profilo da ritagliare… Ecco questo insieme di piccoli movimenti in avanti ed indietro sono effettivamente la forza dell’Autore.

Il protagonista è un tipo dall’ego importante che però si preoccupa costantemente di persone in difficoltà e concepisce gli spazi altrui. Fa un uso intenso del proprio dialetto, ma in maniera misurata, colorita e mai aggressiva o fastidiosa e se a volte risulta politicamente (e piacevolmente) scorretto nei modi, è estremamente rispettoso nei concetti fondamentali come il diritto ed il rispetto. In sostanza potremmo simpaticamente dire che, nella serie a cui ha brillantemente dato vita, Zero appare come un individuo che naviga tra mille contraddizioni e che affronta la vita con una buona dose di umiltà, allo stesso tempo però si percepisce chiaramente la sua grande consapevolezza da artista grazie alla quale, gag e racconti ed approfondimenti condividono lo spazio video in piattaforma con una certa abilità.

Per questo il suo pubblico è piuttosto trasversale. Apprezzare la sua serie per chi vi scrive è normale. Sono del ’76 (non così lontano dai suoi natali). Sono romano. Conosco le dinamiche cittadine descritte dall’autore e condivido gran parte dei riferimenti POP presenti nella serie: dalle musiche ai film, dai fumetti alle cronache d’epoca. Ma non sono certamente l’unico.

Questo signore del 1983 infatti non sfugge sicuramente alla curiosità dei giovanissimi perché, fra l’altro, dà vita ad animali antropomorfi fortemente caratterizzati che senza dubbio li attirano. Non solo, i numerosi flashback presenti nella serie Netflix fanno riferimento anche  ai primi anni di scuola del protagonista portando in scena dinamiche e pensieri tra i banchi in cui molti si possono rivedere.

Ancora le vicende di Zero, Secco, Sarah, di Alice e dell’Armadillo sono amate dagli adolescenti avanzati in quanto molto sensibili ai fumetti, al senso d’inadeguatezza connaturato al periodo ed ai primi tentativi d’impegno sociale. Insomma questo intenso ritagliare i profili richiama molto, alla stessa maniera, il loro periodo di costruzione d’identità.

E la fascia dei più grandi? Dite che non ha subito il fascino dei disegni animati dal sor Michele? Errore. Ad esempio i sei episodi sono piaciuti anche a mia madre. Le vicende dei ragazzi Netflix, soprattutto nei ricordi scolastici ed adolescenziali, sono facilmente comparabili con l’immagine che ogni spettatore ha del proprio periodo adolescenziale. Il confronto ed i paragoni con quella realtà in televisione e le immagini incastonate nelle proprie menti degli anni che sono stati è inevitabile e stimolante.

Anche la geografia non risulta essere una barriera per chi ci ha raccontato la propria ricerca di un profilo da ritagliare. La comunicazione infatti è sempre svolta in prima persona; in quella prima personale singolare si possono rivedere davvero tutti e poco importa se cadenza e dialetto rimandano alla città di Roma. I temi affrontati, i riferimenti ad un recente passato così come i disagi e le aspirazioni che fanno tribolare i protagonisti fanno sì che tutta la storia comodamente seduta, assieme ai suoi protagonisti, sul treno che fa da Roma a Biella vada, parallelamente, ben oltre al Grande Raccordo Anulare.

In sostanza Zerocalcare riesce nell’impresa non facile di dare non solo del sano intrattenimento, ma anche fiducia ai suoi spettatori. Narratore, protagonista ed autore coincidono. Questa unica entità è qualcuno che ha delle debolezze, ha delle aspirazioni, ha manifeste fragilità così come desideri importanti. Seguire il percorso di qualcuno che prende schiaffi dalla vita ma persegue comunque la strada che ha scelto è sano. Accompagnare idealmente qualcuno che manifesta dichiaratamente un certo egocentrismo, ma riesce comunque a pensare in maniera altruista rispettosa ed universale è qualcosa che fa ben sperare. A tal proposito mi preme sottolineare come Michele Rech si sia sempre speso sull’importanza del lavoro corale presente dietro alla realizzazione di questa serie, cercando di ringraziare ed evidenziare il più possibile il gruppo che ha lavorato insieme a lui. Esporsi in questo modo e fare delle proprie incertezze un lavoro, anzi… IL lavoro che si ama è un esempio di fiducia da diffondere ed esportare. Ognuno di noi farà sempre in tempo ad essere Michele, ognuno di noi potrà sempre diventare uno Zerocalcare.

E se ritagliamo male quei bordi, magari non è necessario seguire la sagoma prestabilita. Possiamo sempre crearci un nuovo contorno, diverso.

 

 

“Strappare lungo i bordi”

Una serie Netflix creata scritta e diretta da ZEROCALCARE 

 – Movimenti Production in collaborazione con Bao Publishing –

Foto di Francesco Bordi

Tutti i copyright dei fotogrammi relativi alla serie “Strappare lungo i bordi” sono degli aventi diritto

 

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