CI VEDIAMO DOMANI (Italia 2013 – Andrea Zaccariello)

di Fabio Migneco

 

( immagine da http://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/49112.jpg )Per qualche strano motivo Enrico Brignano, che fa sfracelli ovunque vada, dal teatro alla televisione fino alle edizioni cartacee dei suoi celebri monologhi, al cinema non ha convinto più di tanto. Solo qualche piccola parte, riuscita quella in La Bomba di Base ad esempio, una regia insipida due o tre lustri fa (Si fa presto a dire amore), qualche commedia con i Vanzina, oppure Faccio un salto all’Avana con Pannofino, cose così. Per questo un film come Ci vediamo domani, sia pur lontano dall’essere riuscito, è già un bel risultato. Peccato che venga pubblicizzato come la nuova commedia per sganasciarsi con Brignano, cosa che è ben lungi da essere. Si sorride più che altro e si ride a tratti, ma si ride amaro. Non è un male, sia chiaro. Il coraggio della pellicola, sceneggiata con Paolo Rossi (no, non il calciatore, ma stavolta nemmeno il comico!) e diretta da Zaccariello, anni fa autore di Boom e Sei come sei, sta proprio nell’esorcizzare la crisi, il tempo e persino la morte, sempre con ironia ma senza facili scorciatoie. Nonché nel ricercare una certa poesia in alcune immagini e situazioni che davvero non ci si aspetterebbe da una pellicola simile. Poi certo l’insieme è sfilacciato, a tratti ripetitivo, ma le facce dei vecchietti più o meno centenari del paese dove il personaggio di Brignano va ad aprire le pompe funebri pensando di fare l’affare della vita sono delle facce impagabili. Se poi a capitanarle ci metti un caratterista d’eccezione come Burt Young (il mitico Paulie di tutti e sei i Rocky, doppiato qui da Omero Antonutti) il gioco è fatto. E infatti le parti migliori arrivano verso la fine quando Young racconta il suo amore giovanile perduto – per colpa delle poste italiane – ma mai dimenticato. E soprattutto quando decide di prendere di sorpresa la vita – e noi spettatori – decidendo in prima persona come vivere il tempo che gli rimane. Uno strano miscuglio di cose si affastella in questo film, alcune riuscite altre no, personaggi che non vanno da nessuna parte come la prostituta di colore o altri che hanno un intero mondo alle spalle… sottotrame già viste come quella con la famiglia, l’ex moglie (una sprecata Inaudi) che va con il creditore (Ricky Tognazzi), la figlia che vorrebbe un papà più presente, ma anche qualche guizzo di vitalità qui e lì. Non tutto da buttare, un passo in più verso un film che verrà, magari più coeso che sappia utilizzare al meglio un talento come quello di Brignano, potenzialmente inespresso sul grande schermo. Per concludere, fanta-cinema: magari un giorno Burt Young fa vedere questo film a Stallone e ci ritroviamo Brignano ad Hollywood… Forse sono solo un patito dei famosi sei gradi di separazione e so che le possibilità che accada sono remote, ma se dovesse succedere non dite che non vi avevano avvertito!

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