Comparing Sardinia. Breve saggio sulla natura comparatista degli abitanti della Sardegna

di Francesco Bordi

 

In occasione di un concorso pubblico d’interesse accademico svoltosi nel 2006, un noto professore ordinario di letterature comparate nell’atto di fornire alcune delucidazioni inerenti all’oggetto della prova d’esame ha reso noto che, a suo avviso, uno dei più validi comparatisti in grado di comprendere e gestire a pieno la propria materia d’insegnamento era un suo collega proveniente dalla Sardegna.

Viceversa nel 2005, nel corso di un incontro informale con una giovane giornalista sassarese  di una testata nazionale gli ospiti presenti hanno appreso che per alcuni Sardi, a differenza del tipo di visione dei numerosi turisti che ogni anno affollano le suggestive terre dell’isola, il mare avrebbe una valenza negativa poiché dal mare, anticamente, proveniva il “nemico”.

Questi due punti di vista possono ben rappresentare lo stato d’animo e la posizione che generalmente la Sardinia offre ai propri interlocutori. Da un lato l’estrema voglia di comparare e più esattamente di compararsi; dall’altro la tendenza a chiudersi in se stessi ed a considerare le terre al di là del mare come un pericolo, anche a livello inconscio.

La reazione tipica di coloro che si avvicinano con interesse alla mentalità ed al costume del popolo sardo è l’interrogativo circa la ragione di questa dicotomia e soprattutto circa l’origine di queste due visioni del mondo tanto differenti che difficilmente sembrerebbero coesistere nella medesima terra. Dare un senso a questo tipo di approccio sociale rifugiandosi unicamente nei già molto noti passati storici sarebbe estremamente riduttivo e comunque non esaustivo. Diversamente una chiave di lettura alternativa potrebbe essere costituita dalla presa d’esame del rapporto fra la vigorosa natura del territorio e il riflesso comportamentale di chi lo abita.

 

È opinione diffusa, a questo proposito, che generalmente chi risiede vicino al mare o, ancor meglio, in zone portuali possa godere di una mentalità particolarmente “aperta” in quanto avvezza ad interagire con genti di differenti culture, mentalità e religioni. Tuttavia se si tenta, non senza difficoltà, di affrontare la questione del turismo e dei residenti stagionali nelle aree costiere sarde, si scoprirà che la concezione del “mare nemico”, già considerata dalla giornalista citata in precedenza, non sussiste in piccola percentuale (va detto però che l’esempio ivi citato non riguarda le persone che lavorano nel campo del turismo o della logistica legata ai servizi, ma unicamente i residenti non “indigeni”). A questo punto, seguendo la logica, lo studioso chiamato in causa dal comparatista ordinario sarebbe una sorta di mosca bianca, una rarità, un fiore del deserto. L’affermazione di cui sopra, invece, era tesa proprio a sottolineare che la Sardegna in particolar modo è la terra da cui, potenzialmente, provengono in maniera del tutto spontanea le menti più atte alla comparazione culturale.

La spiegazione va ricercata nella natura più intima della struttura e del sistema sardo; va ricercata dunque nella sua acqua, nei suoi granelli di sabbia, nella sua lingua (non dialetto secondo i glottologi, ma lingua), nella sua vegetazione a tratti selvaggia, nella maestosità dei suoi ruderi e soprattutto nel profondo orgoglio e nella fierezza di chi la abita.

 

Stintino (da www.aboutsardinia.it)La splendida acqua che circonda l’isola è cristallina, trasparente addirittura bianchissima in corrispondenza di alcune spiagge come ad esempio la celeberrima Stintino. Nuotando o lasciandosi cullare dalle piccolissime onde di queste aree, per lo piùMare Sardegna (da www.sardegnaeliberta.it) della Costa Smeralda, si ha la sensazione di sguazzare quasi in un brodo primordiale, una sterminata vasca o meglio ancora una piscina da cui tutti proveniamo e nella quale tutti non possiamo far altro che andare d’accordo proprio perché ci troviamo nell’atto di condividere una meraviglia troppo grande per nasconderla l’uno all’altro. È pur vero altresì che in altre aree non troppo distanti come ad esempio “l’Isola dei Gabbiani” o in alcuni punti più lontani, come la zona meridionale, l’acqua marina assume il colore di un blu intenso dopo solo pochi metri dalla costa. Più ci si sposta verso il largo e più il blu diventa profondo, cupo dando la sensazione che quel blu in passato abbia fatto sparire un numero indefinito di oggetti storici o tesori più o meno immaginari. Allo stesso modo, nel momento presente, quella sfumatura così corposa porta a considerare che avventurandosi anche di poco verso il fondale, non visibile sull’immediato, quel blu potrebbe inghiottire chiunque e qualunque cosa. Si tratta in questo caso di un mare con maggiore carattere: una distesa d’acqua che se combinata con il forte vento, di quelli che soffiano con potenza non rara da quelle parti, può anche incutere una certa paura e comunque suggestione. Tale panorama, la commistione di blu intenso e potenti raffiche di vento in grado di portarsi via oggetti grandi e piccoli, così come segreti e bugie, riconducono ad una Sardegna più chiusa, più diffidente, una terra dove tutto può essere inghiottito o dove tutto può sparire, anche improvvisamente.

 

Sabbia Sardegna (da www.sweetsardinia.it)I colori di questa bella regione a metà tra un paradiso agreste e un’Atlantide riemersa giocano un ruolo fondamentale. Se la sabbia luminosa e finissima ha la tipica colorazione tendente al grigio chiaro questo è dovuto, si suppone, ad un antico sgretolamento delle rocce preesistenti. Tutti quei granelli talmente numerosi da ricordare la cifra complessiva della popolazione mondiale sono nient’altro che una fortissima aggregazione di elementi, una constatazione positiva che esemplifica quanto a volte l’insieme di numerosi membri possa dare origine a risultati eccellenti (quanto è triste portar via una manciata in vetro di quella sabbia che una volta giunta a casa del turista perde tutta quella luminosità e quel fascino di cui godeva fino a poco tempo prima). Lo stesso colore esiste in tonalità più scura nelle rocce che compongono i maestosi nuraghe sardi. QuelleNuraghe (da www.lasardegna.info) massicce costruzioni, presenti per lo più nell’entroterra, sono della stessa natura della splendente finissima sabbia esaminata in precedenza, ma benché risultino effettivamente come il frutto di un lavoro di aggregazione umana, la sensazione che essi comunicano è comunque d’isolamento; sia perché sono limitati ad aree peculiari, sia a causa di una certa distanza che vi è fra i vari esemplari. Non esistono nuraghe a schiera. Sono costruzioni imponenti e forse l’idea di compattezza che comunicano è dovuta anche allo spazio presente fra ogni singolo esemplare di una medesima area. In questo orgoglio di trovarsi isolati, in questa fierezza di non avere bisogno di una struttura “contigua” è possibile ritrovare quella tendenza tutta sarda a sottolineare da un lato l’appartenenza alla comunità dell’isola e dall’altro l’esaltazione derivante dal non essere parte del cosiddetto “continente”.

 

Se il grigio, in tutte le sue sfumature, è il colore della sabbia e delle rocce che richiama due aspetti relazionali antitetici, il verde fa da eco ad un atteggiamento che quasi soffre di una contraddizione interna. La vegetazione della Sardegna è sempre molto aggressiva: è genuina, è di un verde intenso e verde gallura (da www.ciaosardinia.com)in alcune zone sembra indomabile. Quando ci si perde nelle macchie estremamente mediterranee di questa vegetazione, come ad esempio nella Gallura, si prova fascino ed al contempo una sorta di timore quasi reverenziale per questo verde inteso. Il complesso di alberi a fusto ora largo ora più stretto, quei cespugli così grandi  e così fitti, le frequenti “Unghie di strega” presenti quasi sempre al confine fra la macchia e la sabbia sembrano essersi posizionati a guardia di un ecosistema nel quale non bisogna interferire. In questo i Sardi sono maestri. La comunità sarda, all’occorrenza,  si propun campeggio in Sardegna (da www.campeggio.it)one verso l’esterno come un blocco monolitico che deve proteggere ogni suo singolo elemento, ad ogni costo. Tuttavia una valenza diametralmente opposta, vale a dire la tendenza ad attrarre l’esterno ed il notevole e peculiare carisma spontaneo dell’isola, si ritrova proprio nello stesso identico panorama vegetale ora ricordato. All’interno dei boschi della già citata Gallura o del sud della regione (meno sfruttato ad eccezione della zona di Villasimius) convivono moltissime varietà di creature. A questo proposito è rinomata la vitalità, la cospicuità e la salute della fauna che abita la macchia della Sardinia. In essa è perfettamente visibile il grandioso equilibrio dell’ecosistema locale che, anche se disturbato dall’uomo, nulla perde del suo fascino. I campeggi all’interno della vegetazione dell’isola sono tra i più belli ed i più suggestivi che gli amanti del genere possano ritrovare.

 

Dalle comparazioni sinora mostrate fra popolazione e territorio, anche se in maniera sommaria, si può evincere con sufficiente chiarezza che la realtà sarda è un costante altalenarsi tra aggregazione ed isolamento, tra forze centripete e centrifughe. Se si prende anche solo minimamente in considerazione la comunicazione regionale, il risultato che si raggiunge è il medesimo. La lingua sarda ha delle espressioni famose in tutto il mondo che svolgono la funzione di segno di riconoscimento dell’intera comunità della Sardinia. In molti tentano di riprodurre alcune frasi o tormentoni tipici del cagliaritano del sassarese o del nuorese (solo per citarne alcuni) che negli ultimi vent’anni hanno anche fatto la propria comparsa nell’ambito dello spettacolo, mentre già da tempo erano presenti nel settore editoriale. Cercare di esprimersi con l’accento o con parole della lingua sarda non rappresenta uno scimmiottare un differente linguaggio, ma significa al contrario cercare di far parte di quella dimensione che sempre e comunque riesce a suscitare una fortissima attenzione.

 

La regione, non a caso una delle cinque a statuto speciale, è ricca di motivi d’attrazione dai più universalmente noti come Porto Cervo ai più inaspettati come ad esempio la strada statale che attraversa la zona di Carbonia. Non è l’Emilia Romagna sinonimo di allegria feste e grosse comitive, non è la Basilicata, la regione dal fascino inaspettato ma “sola” per antonomasia. La Sardegna è un prendere e lasciare: è il Resort sul mare ed è anche Macomer; è l’acqua potabile che va preservata (“l’acqua è ora in Sardegna”) ed il Mirto a volontà; è una bella donna che vuole sempre uscire a cena fuori ma che vuole stare sola, anche quando è in compagnia.

 

Appare dunque innegabile, nel bene e nel male, il fascino che mare e terra di quell’area mediterranea possono esercitare. Alla luce della breve panoramica esposta in questa sede è possibile dunque considerare che in effetti gli abitanti della Sardegna sono i più adeguati a sostenere discorsi di parallelismi culturali o di comparazioni letterarie. I Sardi sono soggetto ed oggetto di paragone dal momento stesso in cui gattonano sulla terra (o sul bagnasciuga). La Sardegna dall'alto (da www.turistipercaso.it)Paragonano le loro zone interne, così differenti fra loro, passano in rassegna le loro attività locali e ne esaminano approfonditamente le diverse fortune (generalmente i terreni delle analisi sono tre: pastorizia: turismo ed imprenditoria locale). Si confrontano con le altre isole nazionali più o meno paragonabili (Sicilia ed Arcipelago Toscano) e con lo Stivale in senso stretto. In sostanza l’abitante della Sardegna è forse un predestinato al confronto socio-culturale ancor prima di nascere. La regione in cui crescerà è il frutto di continue dialettiche interne che tuttora permangono nella struttura fisica e amministrativa. Per quanto alcuni membri della popolazione della Sardinia preferiscano vivere nell’isolamento o in alcuni casi nell’indifferenza, in realtà la mentalità che alberga da generazioni nelle loro persone è costantemente costretta a mettersi in relazione, quanto meno nell’ambito della visione del mondo.

Se a volte sussiste la sensazione di abbandono da parte dello Stato o delle altre comunità italiane perché il Sardo sente spesso la necessità di manifestare loro la sua origine? Perché deve sottolineare la sua provenienza anche e soprattutto quando le circostanze non lo richiedono?

La spiegazione è riconducibile ancora una volta all’essenza del popolo sardo così intimamente legato al proprio territorio. Non è decoroso che i Sardi si debbano sentire isolati in quanto abitanti di un’isola (ciò non accade per le altre isole della Nazione o quanto meno non in modo così spiccato) e non è corretto nemmeno cercare di discutere del territorio sardo in maniera compassionevole e “doverosamente” differente dal linguaggio che generalmente si utilizza per qualunque altra regione. Se è vero che la Sardegna ha delle peculiarità che chiaramente vanno considerate, soprattutto se paragonate con le altre regioni, è vero anche che andare sottolineando e ricercando differenze non è necessario in ogni singola manifestazione del quotidiano dal momento che le specialità devono far sì che aumentino i punti di forza e non che vengano a mancare i più elementari punti di sostegno. L’osservazione della giornalista parafrasata all’inizio di questo breve excursus nasce anch’essa comunque da una comparazione, così come in maniera totalmente manifesta il professore di letterature comparate ha citato il suo collega.

La Sardegna ha spesso dovuto fare i conti con il proprio territorio e con i propri vicini nel bene e nel  male. Il paragonarsi ed il confrontarsi con l’interno e con l’esterno sarà sempre una costante nella propria evoluzione. Si tratta di un bisogno di mettersi a paragone talmente forte che la frase “Sono Sardo” o “Sono Sarda” è probabilmente quella maggiormente pronunciata dai suoi abitanti nel momento stesso in cui si rivolgono all’esterno. Ciò che comunque appare evidente è che richiamarsi a quella terra, a quel mare ed a quell’orgoglioso isolamento dà una grande forza ad ogni suo abitante che, in un modo o nell’altro, da ogni confronto esce e uscirà sempre con la sensazione d’aver avuto qualcosa in più.

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