E se effettivamente Giulietta fosse stata una donna ribelle nata e cresciuta ad Adria? Lo scritto di Luigi Groto, ovvero la prima tragedia su Romeo e Giulietta e i suoi (possibili) influssi nell’opera di Shakespeare

di Vittorio Mennella

( immagine da http://it.wikipedia.org/wiki/Romeo_e_Giulietta )E che volete mai che vi risponda? | se non che a una donna, quando nasce, | le si dovrebbe fare nel suo sangue | il primo bagno, e darle come culla, | nient’altro che una bara? Niente è peggio | dell’aspra condizione delle donne,| costrette a stare, qui, tra madri ingiuste, | crudeli padri, fra infedeli amanti, | mariti duri: sono dei padroni, | questi uomini, per noi, sono nemici.

Con queste parole Giulietta risponde a Fra Lorenzo, mentre lui cerca di persuaderla ad accettare le nozze ed il nuovo marito che i genitori vogliono imporle, in una delle scene chiave di Romeo e Giulietta; ma non si tratta di Shakespeare, come molti potrebbero pensare. E’ un tragedia dal titolo “Adriana”, che tratta lo stesso argomento, scritta da un autore italiano, LUIGI GROTO, e pubblicata nel 1587, una quindicina di anni prima che la scrivesse Shakespeare. Nonostante il tema sia lo stesso, la struttura della storia è completamente diversa.

In questa tragedia Giulietta non è l’eroina sensuale e timida che ritroviamo nella versione inglese; è una donna giovane, ma tenace e decisa a rivendicare il diritto di vivere e amare liberamente. La vicenda è più serrata (svolgendosi in due soli giorni), ed è avvolta in un’atmosfera cupa, in cui domina il clima di reclusione e isolamento che la donna era costretta a vivere nei paesi mediterranei.

L’opera del Groto, nonostante le molte ristampe seicentesche, è succesivamente caduta nell’oblio e al giorno d’oggi, al grosso pubblico, è nota solo la versione Shakespeariana: perché?

La risposta, per quanto complessa e di difficile formulazione, va ricercata analizzando più dettagliatamente quel periodo artistico e letterario che caratterizza( immagine da http://cinemascope85.wordpress.com/2007/12/12/romeo-e-giulietta-franco-zeffirelli-1968/ ) tutta la produzione umanistica italiana, ed in particolar modo quella teatrale. Il problema dello stile migliore, e quindi del migliore modello, che si sviluppa attorno alla questione della lingua (e che troverà un primo epilogo nelle “Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo), induce gli scrittori italiani a imitare i modelli della letteratura latina classica e riappropriarsi di una lingua latina (epurata dai medievalismi) e considerata come una fonte “prestigiosa” per arricchire il lessico del volgare. Con il fiorire dell’Umanesimo, Milanesi e Veneziani, Napoletani e Toscani, si ricordarono all’improvviso che solo alcuni secoli prima erano stati al centro di un impero potente, quello di Roma e che forse potevano recuperare ancora parte di quel prestigio. Cominciarono così a cambiare l’aspetto delle loro città e presero a imitare gli antichi romani, non solo nell’architettura, ma anche nella produzione artistica e letteraria. A questo contribuì un altro importante evento: nel 1452 Costantinopoli capitola di fronte all’assedio turco; le ultime vestigia di quello che era stato l’impero Romano, e il suo epigono bizantino, tramontano per sempre. L’esodo di molti intellettuali greci verso la penisola italiana, col loro bagaglio di codici e manoscritti, consente per la prima volta a un pubblico occidentale la fruizione di molte opere scritte in greco classico, fino ad allora conosciute solo attraverso rifacimenti o citazioni di autori latini, e del tutto ignorate nella loro stesura originale. E non è certo un caso che tra queste opere fossero incluse le tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide, ovvero i capostipiti di un genere teatrale che nella sua produzione latina era naufragato completamente, e di cui ci erano giunti solo alcuni titoli e qualche stesura tarda.

E’ in questo clima di profonda ricerca e rinnovamento degli stili e dei generi, che opera il nostro autore. Ed è per questo che nel trattare la materia offertagli dal Bandello (ovvero la vicenda dei due amanti di Verona), lui decide di fare un’operazione simile a quella che avevano già fatto secoli addietro tutti gli scrittori latini trattando la commedia aristofanea: quelli la rivestirono di abiti e costumi greci. Il Groto la riporta a un’ambientazione romana, a partire dal titolo stesso: ADRIANA (evidente omaggio alla sua città natale). Così Verona diventa la antica Adria, i Montecchi e i Capuleti: Latini e Celti mentre frate Lorenzo… un non meglio identificato mago persiano.

( immagine da http://www.liricamente.it/showdocument.asp?iddocumento=48 )Come si direbbe con un termine anglosassone entrato ormai nell’uso del linguaggio giovanile, nel cinquecento scrivere una tragedia che non avesse un’ambientazione classica non era abbastanza “cool”. Ed è per questo che il Groto, che non vuole rinunciare alle splendide possibilità che gli offre la storia di Bandello, si vede costretto a rivestirla di un’aurea classica, pur non alterandone la materia.

D’altronde sarà solo durante l’ottocento, come reazione al neoclassicismo, che si comincerà a gettare una visione positiva sul medioevo e a rivalutare le opere dello stesso Shakespeare che di quelle vicende aveva trattato senza alcun timore, grazie anche al fatto che l’inghilterra del periodo era rimasta estranea alla discussione attorno al teatro antico; discussione, all’epoca, squisitamente di matrice italiana.

Per questo, una volta tramontato l’interesse verso una romanità “fittizia”, è tramontato anche l’interesse verso la produzione tragica cinquecentesca, la Adriana del Groto (come molte altre di autori suoi contemporanei), è stata inghiottita nel gorgo della dimenticanza. A questo certamente hanno contribuito altri fattori: la complessità del linguaggio poetico barocco, di difficile fruizione a un’udienza contemporanea, e la natura stessa del genere tragico, che in Italia non ha goduto di molta fortuna: non a caso a partire dal seicento finisce per sfociare nel nuovo genere del melodramma, che ne smorza i toni cupi in sfumature più erotico-sentimentali.

Attualmente la Adriana di Groto è in fase di adattamento testuale, nell’ambito di un dottorato di ricerca, per ridare al pubblico un’opera meritevole ed orgogliosamente italiana e quindi per poterla recitare e rappresentarla “in anteprima” nei tetri restituendola così al suo pubblico originario.

Per maggiori info è possibile scrivere all’autore del progetto, Vittorio Mennella: malfiore@libero.it

Per maggiori info su Luigi Groto: http://www.aroundpalladio.it/portale/index.php/personalita-significative/luigi-groto.html



In : Saggistica

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