FLIGHT (id. – Usa 2012 – Robert Zemeckis)

di Fabio Migneco

( immagine da http://www.mymovies.it/film/2012/flight/ )Atteso ritorno al lungometraggio live action per Robert Zemeckis, dopo che negli ultimi anni i suoi lungometraggi sono stati all’insegna della performance capture, con risultati alterni (Polar Express, La Leggenda di Beowulf e A Christmas Carol), il regista sceglie lo script di John Gatins. E’ la storia di un pilota di linea che porta a termine un salvataggio miracoloso riuscendo a salvare con le sue decisioni e manovre 96 persone su 102. C’è un problema però: Whip Whitaker è alcolizzato e le analisi in ospedale hanno rilevato tracce di alcol e cocaina nel sangue, in seguito alla notte brava prima del volo. Eroe o criminale? Parte l’inchiesta e lui rischia il carcere con tutto ciò che segue. Una storia apparentemente semplice tutta retta dalla grande interpretazione di Denzel Washington, con ottimi attori quali Don Cheadle e Kelly Really o, in parti brevi ma incisive, John Goodman (grandissimo come sempre) e Melissa Leo. Ma dentro c’è ancora una volta l’America post 11 settembre, c’è il cinema di denuncia degli anni ’70, c’è una narrazione ricca di sfumature (anche in questo senso l’intensità di Washington non teme rivali, tanto che si parla ancora una volta di Oscar) per un risultato finale che è cinema elegante e sempre attento all’aspetto tecnico, ma anche, soprattutto politico e sociale. Quale salvezza oggi? Quale identità? Quale appartenenza? Su chi si può veramente contare? E’ questo che chiede tra le righe Zemeckis, che non ha perso un grammo della sua capacità di stupire e di confrontarsi attraverso le sue storie e il suo cinema con la Storia con la s maiuscola. Solo apparentemente un film minore in una filmografia più che invidiabile quasi tutta costellata di cult, Flight è un dramma che riecheggia in alcune scene il miglior Abel Ferrara, che mescola i vari registri con sapienza, dal catastrofico con venature thriller (tutta la magistrale sequenza del disastro aereo e dell’atterraggio d’emergenza, un crescendo di tensione, un capolavoro di sguardo registico), fino al legal thriller con tanto di processo finale. Ma è anche la storia di una dipendenza, dall’alcool, che coniuga bene dramma e grottesco, come del resto fa la vita. Speriamo che a Zemeckis sia tornata prepotentemente la voglia di lavorare con gli attori in set reali. Le premesse per un nuovo capitolo della sua filmografia ci sono tutte e sono tutte davvero molto buone.

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