La giusta distanza

di Silvia Marinucci

Le trasmissioni italiane hanno un nuovo “caso” di cui parlare, nel quale “sguazzare” con finti moralismi. Da un paio di settimane l’immagine di una ragazzina di soli 13 anni, con l’apparecchio ai denti e una tuta da ginnasta è apparsa sui maggiori mezzi d’informazione del nostro Paese.
La foto commuove. Il suo nome e Yara ed è scomparsa misteriosamente lo scorso 26 novembre. Nessun movente, nessuna testimonianza, niente di niente. “Show must go on” cantavano i Queen e nonostante il dolore della famiglia, nonostante le ricerche a vuoto, si cerca ostinatamente lo “scoop”. Se l’avvenimento non fa notizia inutile parlarne. Logiche come queste portano molto spesso ad accusare innocenti, prede facili, come il marocchino Mohammed Fikri.
La giusta distanza Come non pensare – per chi la ha amata – a “La giusta distanza”, la splendida pellicola di Carlo Mazzacurati (2007)? Quanti collegamenti tra Fikri e il protagonista?Non è certa l’innocenza o la colpevolezza del ragazzo marocchino, ma fa impressione pensare quanto una storia “inventata” possa essere così vicina alla realtà, alla “disumana” concezione del diverso. La “caccia allo straniero” è sempre in atto.Nel film di Mazzacurati, ambientato in un piccolo paesino del Settentrione (Veneto), le vicende di una giovane insegnante si intrecciano con quelle del tunisino Hassain. I due stringono una relazione.Ma dopo l’assassinio della ragazza tutto cambia: l’uomo – accusato dell’omicidio (“può essere stato solo lui”, pensano i suoi “concittadini”) – seppur ben integrato, rimane “straniero”, “diverso” e “lontano”, in una Terra che in realtà non lo ha mai accettato.
Hassain viene condannato e dopo poco si toglie la vita. Un solo biglietto: “sono innocente”. Fortunatamente questa volta non è andata così e la mancanza di prove ha scarcerato il primo indiziato… Nel caso di Yara, che sarebbe bello immaginare in una fuga romantica con il proprio fidanzatino (ipotesi purtroppo ormai del tutto scartata), gli investigatori brancolano ancora del buio. Ciò che fa riflettere e spaventa non è tanto l’erronea accusa (che non dovrebbe mai accadere), ma il pregiudizio, “malattia” di cui ormai soffre da molti anni il nostro Bel Paese. E mentre l’assassino della ragazzina di Brembate di Sopra (in provincia di Bergamo) è ancora in circolazione, la televisione italiana pensa solo al suo audience…

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