La grandiosa Gioventù Dorata di Kate Cambor. Ossia quando la storia e la letteratura sono esse stesse Il Romanzo

di Francesco Bordi

(immagine da http://it.paperblog.com/gran-via-edizioni-gioventu-dorata-tre-vite-nella-francia-della-belle-epoque-di-kate-cambor-1156623/ )Invidia, rimpianto e sconvolgente entusiasmo…

Sono questi gli stati d’animo che si possono naturalmente provare nel gustare la lettura di “Gioventù Dorata” edito da Gran Vía Edizioni.

L’imponente opera di Kate Cambor è, semplicemente, uno dei libri più avvincenti ed esaltanti letti nel corso di quest’anno. Raramente, molto raramente, ci lanciamo in giudizi di questo tipo avendo a che fare con una moltitudine di titoli davvero importante. Se a questo aggiungiamo la considerazione che il titolo in questione è una sorta di saggio o meglio un “nonfiction” come lo categorizza la casa editrice italiana, questo allora la dice davvero lunga sulla grandissima capacità di scrittura dell’autrice. La Cambor oltre ad essere una storica di alto valore è una penna davvero felice, come da tanto non ne vedevo. Il suo “Gilded Youth” ci catapulta direttamente al tempo della Terza Repubblica francese, nella cosiddetta “Belle Époque”, con una felicità ed una semplicità imbarazzante. L’epoca messa in luce è di per sé grandiosa ed affascinante, questo è vero, ma la chiave del successo del libro sul lettore è l’espressa capacità di far rivivere le stimolanti personalità di quegli anni che hanno, nel bene e nel male, cambiato il progredire umano nell’arte, nella scienza e nella letteratura. Leggiamo, ad esempio,  di un giovane Sigmund Freud che si aggira un po’ stordito per Parigi cercando di incontrare colui che poi diverrà il suo mentore: il medico Jean-Baptiste Charcot. Gustiamo i discorsi del famigerato “Gruppo dei Cinque”, ossia cinque letterati del calibro di Flaubert, Zola, Turgenev, Alphonse Daudet ed Edmond de Goncourt che si riunivano periodicamente a cena in ristoranti e café letterari divertendosi, scherzando ed affrontando animatamente argomenti come letteratura, politica e società, ma alla loro maniera ossia non distaccata, ma passionale e coinvolgente. Continuando la fruizione della narrazione apprendiamo anche un po’ di più sul famoso scandalo di Panama che mischiò elementi come corruzione e raggiro a livello internazionale e poi viviamo con passione “l’affaire Dreyfus” che vide un gigantesco Émil Zola dichiarare pubblicamente il suo «J’accuse» nei confronti delle massime istituzioni francesi per difendere, a scapito della sua carriera e della sua vita personale, il famoso graduato militare ebreo accusato ingiustamente di tradimento della patria e pubblicamente umiliato a vantaggio di un nascosto antisemitismo che in quel periodo stava fervendo per le strade d’oltralpe (e non solo). Quale sorriso poi nel prendere atto dell’arrivo, nel racconto di quelle vicende, di un giovane e malaticcio Marcel Proust, sottovalutato da tutti i grandi del momento per poi essere pianto alla sua prematura scomparsa dagli quegli stessi che lo irridevano. Ci sorprendiamo ancora nel riscoprire con tanta freschezza che in quel tempo, nemmeno così lontano, personaggi che abbiamo poi studiato sui manuali di letteratura si sfidavano a duello (pistola o spade) per questioni d’onore anche blande ma necessariamente affrontabili in tal maniera.

Quanto esposto sinora, che già varrebbe il titolo intero, è solo il contorno! Sì perché il sottotitolo di “Gioventù Dorata” è “Tre vite nella Francia della Belle Époque”. I protagonisti della fatica storico-letteraria della studiosa di New York sono infatti tre virgulti, tre rampolli della Parigi d’oro sulle cui spalle doveva adagiarsi il futuro dell’intera Francia. Si tratta di Jeanne Hugo, Leon Daudet e Jean-Martin Charcot: rispettivamente la nipote dell’istituzione sacra vivente dell’epoca lo scrittore e saggista Victor Hugo, il figlio del letterato Alphonse Daudet ed infine il figlio del medico che rivoluzionò la scienza di fine ‘800 Jean-Baptiste Charcot. Forse al pubblico italiano è più noto il cognome Hugo, ma anche gli altri due nominativi ricoprirono un enorme importanza nell’epoca descritta dalla Cambor. Senza Charcot non si avrebbe oggi tutta la psicanalisi che pone finalmente la psiche al centro dell’umano patire, mentre Daudet fu un fine scrittore il cui stile fu di riferimento per molti scrittori successivi. Autori francesi ed internazionali apprezzarono il suo stile e la sua figura che rimane un caposaldo nella storia della letteratura. Gli eredi di questi grandi sono vissuti di per sé in un momento storico difficile in cui le vicende internazionali erano opprimenti e destabilizzanti: i postumi della disastrosa guerra franco-prussiana del 1870, le sospettose ingerenze della Germania nelle attività francese alla fine del secolo, i semi dell’impero fascista che cominciava a premere… I ragazzi non ebbero la forza e la struttura personale per raccogliere la pesante eredità dei loro cari e le aspettative che la nazione francese riponeva in loro e in tutti i giovani di quegli anni. I tre protagonisti del racconto (e della Storia) fecero tutti una fine tragica ed ebbero una vita più triste che felice, ma ad ogni modo fu una vita Passionale e Vissuta.

I lettori si scoprono avidi di queste pagine a metà fra la storia e la letteratura e credono davvero di vivere in quel periodo magico fatto di persone stimolanti, di progressi incredibili come le nuove teorie della scienza medica o il nuovo ciclo di spedizioni artiche ed antartiche di cui uno dei protagonisti sarà cronista indiscusso ed appassionato. Un’epoca in cui davvero, realmente ed in maniera comprovata le parole di uno scrittore o l’articolo di un giornalista potevano cambiare il mondo o quanto meno scuoterlo e dar vita a un qualcosa di Grande. Perché L’autrice ottiene questo effetto che tutti gli scrittori vorrebbero?

La Cambor fa rivivere queste persone eccezionali ed i tempi presi in esame non solo attraverso le sue fluenti descrizioni, ma anche attraverso i dialoghi che ognuno delle persone citate in questa sede e gran parte dei personaggi del testo ha realmente pronunciato in vita! In tal senso la documentazione dell’autrice per la realizzazione di “Gioventù Dorata” è abbastanza impressionante: trenta pagine di riferimenti bibliografici e di note per un testo che non è di distribuzione accademica. Un lavoro di ricerca attraverso le fonti internazionali dalla Francia agli Stati Uniti, passando per il resto d’Europa, per riuscire ad essere il più attendibile possibile.

Il risultato è un libro avvincente ed esaltante che fa davvero provare invidia per non avere fatto parte di un mondo dove l’onore, la parola d’onore e la fiducia nelle idee potevano portare a risultati oggi impensabili. “J’accuse!”.


Kate Cambor, “Gioventù Dorata. Tre vite nella Francia della Belle Époque”, Milano, Gran Vía Edizioni, 2012.

Titolo originale: “Gilded Youth. Three Lives in France’s Belle Époque”

Per ulteriori info sul titolo: http://www.gran-via.it/collane/nonfiction/

È possibile acquistare il titolo anche su feltrinelli.it cliccabile attraverso i banners sulla hompage del nostro portale: http://www.culturalismi.com/

 

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