Pezzi di Slavia da Lorenzo: “Il muggito di Sarajevo”

di Francesco Bordi 

 

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La Ex-Jugoslavia è un puzzle di etnie, religioni, interessi e a volte di pregiudizi. Ogniqualvolta che qualcuno si avvicina alla materia slava dovrebbe farlo sempre con la massima umiltà. Quelle terre balcaniche infatti sono state martoriate da guerre intestine che hanno logorato civili e combattenti in maniera devastante innanzitutto nella psiche e successivamente anche a livello orribilmente tangibile più appariscente, a quel punto anche al livello internazionale.

Scrivere un racconto, un romanzo, una qualunque storia d’ambientazione slava contemporanea non è compito semplice. Il buon Lorenzo Mazzoni ha deciso di fare suo questo progetto, ma come poteva raccontare qualcosa di avvolgente su quelle terre nei primi anni ’90 senza imbattersi in pesantezze stilistiche a vari livelli, descrizioni che rischiavano di essere fuorvianti ed imprecisioni storiche relative a terre che soffrono al loro stesso interno di complicanze difficilmente spiegabili? Proprio con il puzzle…

Lorenzo ha dato vita ad un puzzle di personaggi che si muovono all’interno di un’altrettanto frammentato territorio in cui non sempre ogni pezzo si incastra perfettamente con il suo complementare. In quel caso le parti vengono fatte incastrare a forza. Allo stesso modo è avvenuto per i territori della Serbia e della Bosnia, nella narrazione così come nella realtà. Il racconto che ci viene presentato è caotico; la confusione regna su i personaggi del “Muggito di Sarajevo” perché confuso e caotico è lo stato i cui versano gli abitanti dell’intera area geografica in questione. Leggendo questo testo tra gli ultimi nati in casa delle Edizioni Spartaco si comprende, qualora ancora non fosse stato sufficientemente spiegato nel corso degli anni, come nei Balcani non è sempre chiaro chi sia il nemico da combattere. Religioni, rivalità, incomprensioni, ordini dall’alto (quale alto?) fanno sì che parti di una stessa area geografica si scontrino, si incontrino, facciano tregue, decidano in un secondo momento in quale lato stare, fino a che capiterà, a volte, che sarà il bisogno di andare avanti e di sopravvivere a far pendere l’ago della bilancia in un senso o nell’altro.

Tutto questo il Mazzoni lo racconta dalla parte della gente. Ci regala un vivissimo squarcio della vita di chi quei posti li abita come Ivan Radeka che ha adattato il suo negozio a fumeria d’oppio, di chi li viene a visitare per raccontare (o “speculare sopra”, secondo alcuni) il conflitto come i due Italiani reporters Oscar e Carlo, o ancora chi è così matto da fare di quelle zone una costante fonte di ispirazione artistica, come l’improvvisata musicista turca Amira che con strumenti altrettanto improvvisati riesce a metter su un’improbabile band. E ancora i “Puffi” dell’O.N.U. su la cui utilità ed efficacia e limpidezza viene lanciato un ragionevole dubbio, i contrabbandieri di cibo, i servitori dell’Islam e altri personaggi che ruotano intorno alla città di Sarajevo che è “nata per essere assediata”, così come si sente la giovanissima Amira che sempre così canta queste mura di sofferenza balcanica.

Lorenzo è abituato ad aver a che fare con i luoghi “difficili” del mondo visto che ha spesso lasciato la sua Ferrara per andare a vedere con i propri occhi ciò che spesso ci viene raccontato più o meno obiettivamente. Così  con crudezza, ironia, con l’uso del grottesco ed ancora con molto sarcasmo il nostro ferrarese ci racconta questo crogiolo di vite che proprio come un puzzle esce fuori prendendo un pezzo poi l’altro, poi spostandone uno da un altro lato e poi cambiando tutto da capo sperando che poi il complesso abbia una senso compiuto. Nei Balcani, però i pezzi non combaciano mai e allora tocca usare la colla. Nel Muggito di Sarajevo la colla è data proprio da una vacca che muggisce da un terrazzo nelle tormentate giornate di spari e botti che affliggono la città. Non si tratta di un bovino qualunque…

È una mucca che predice il futuro.

Lorenzo Mazzoni, “Il muggito di Sarajevo”, Caserta, Edizioni Spartaco, 2016.

 

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