“Ci sono miliardi di anime dentro queste pietre”. La Cartagine di Mohamed Driss

di Ornella Rota

immagine di Ornella Rota ©  tutti i diritti riservati Tunisi, febbraio 2014, Porto Punico: gli echi si diramano lungo il primo millennio avanti Cristo – a quei fenici il cui nome Omero consegnò all’eternità, le loro navi in legno di cedro i condottieri i cavalli i miti, vento e caos all’origine del mondo.  Le pietre di Cartagine non sono fredde, nessun reperto archeologico lo è. Ci tieni le mani sopra per qualche minuto, in silenzio, e non è che ti vengono in mente riferimenti dotti; stai lì e basta. E a un certo punto Mohamed Driss dice: Ci sono miliardi di anime dentro queste pietre.

Un privilegio straordinario, visitare Cartagine con il gran Maestro della scena tunisina. Drammaturgo, regista, attore, da sempre coniuga il talento con l’impegno civile; il suo percorso artistico/professionale è inseparabile dalla storia del suo paese.

Da ragazzo Mohamed Driss recita, organizza spettacoli di piccole compagnie, inventa trame e ne dirige la messinscena; la sua fantasia e vena poetica sono nutrite dalla grande tradizione orale araba, dalle narrazioni dei venditori ambulanti delle periferie popolari di Bab Souika-Halfaouine, dov’è cresciuto.

Appartiene a una generazione segnata dall’indipendenza (1956). Bourghiba abroga subito il doppio regime (coranico e civile) nei tribunali e nelle scuole, riconosce alle tunisine il diritto di voto, vieta la poligamia, impone un’età minima e il reciproco consenso per il matrimonio, sostituisce il ripudio con il divorzio. Valori rafforzati ed estesi quando viene eletto presidente della repubblica. Ma già sul finire degli anni ’60 compaiono movimenti che vorrebbero farci tornare indietro di secoli e che sono ossessionati dalla donna, ricorda Driss. Carovita e problemi politici, proteste, disordini, sommosse. La salute di Bourghiba intanto peggiora; durante gli anni ’80 l’incendio divampa anche in Tunisia. L’islamismo radicale trae linfa, qui come nell’intero Maghreb.  Driss decide per un volontario esilio a Parigi, rientra nel 1988 e per oltre un ventennio guida il Teatro Nazionale, con sede proprio in un edificio di piazza Bab Souika-Halfaouine.

Poiché esprime realtà esistenti e precorre mondi che verranno, il teatro è fondamentale per la rinascita culturale e il ricupero dell’identità nazionale, riflette l’artista. In quest’ottica, nel 2003, crea il Centro Nazionale del Circo Artistico e delle Arti visuali, in linea diretta con la tradizione araba che coniuga teatro musica danza e arti figurative. E’ la punta di diamante di un pullulare ininterrotto di iniziative che durano a tutt’oggi e non riguardano soltanto il palcoscenico. Dal libro scritto in onore di Ibn Khaldoun (praticamente il fondatore della moderna sociologia, vissuto a Tunisi nel XlV secolo), ai corsi per favorire l’espressività dei non udenti; dai progetti per giovani di paesi in via di sviluppo ai numerosi stage di recitazione e regia che dirige in tutt’Europa (specialmente in Italia, dove Driss riceve anche il premio Flaiano) fino all’apertura di nuove sale teatrali (la prossima sarà a La Goulette, borgo marinaro a suo tempo fondato da siciliani, a ridosso della capitale).

 

Mohamed Driss è un vulcano di idee e progetti artistici e culturali, ma anche _ o forse proprio per questo _ un concentrato di attenzione vigile. I nemici della modernità non sono affatto scomparsi, riflette, però non ho dubbi che il nostro Paese li ricaccerà. Così com’è successo per le rivolte popolari degli anni più recenti (incominciate nell’inverno 2010 quando Mohamed Bouazizi si diede fuoco davanti al palazzo del Governatorato di Sidi Bouzid ndr) anche i valori fondanti della nostra Costituzione sono destinati a irradiarsi dalla Tunisia negli altri Paesi arabi  e musulmani: a cominciare dall’uguaglianza tra uomo e donna, separazione tra la sfera pubblica e privata, libertà di coscienza e di espressione.

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