Racconti politicamente scorretti, disadattati, ma anche comici ed esistenziali. L’adorabile arte di indossare il disagio firmata Jess Walter

di Francesco Bordi

20180611_101028Deliziose e persino divertenti possono essere le vite disadattate se le sai ben indossare.

Esistono quotidianità che non vorremmo ci appartenessero, tuttavia il segreto per sopravvivervi è portarle avanti con stile e con un sorriso perfettamente a metà tra l’amaro ed il sincero. A volte infatti viviamo difficoltà esistenziali, viviamo disagio, viviamo indifferenza o sdegno da parte di chi ci circonda poi peró… Poi c’è… “Viviamo in acqua” di Jess Walter. La raccolta di short stories di questo brillantissimo cantastorie di Spokane tratta di vicende politicamente scorrette ambientate fra le pieghe della città in cui perdenti, disadattati, delinquenti, freks ed umiliati sono comunque i veri vincitori della vita. Una coppia di amici tossici squattrinati si ingegna macchinosamente ed in maniera piuttosto goffa per poter mangiare un fish & chips, un truffatore si mette in cerca di una squadra di gente predisposta al raggiro fingendosi di Greenpeace per poi finire vittima della sua stessa frode e ancora un padre con il vizio del bere mendica denaro per regalare Harry Potter al  figlio che gli hanno tolto e addirittura un ex-carcerato che tenta (senza successo) di riabilitarsi in una scuola. Non c”è mai un vero e proprio riscatto,  ma le dinamiche con cui questi uomini al margine affrontano la vita sono tutte così brillanti e umane (nel senso più intrinseco del termine) che ognuno dei soggetti descritti acquista una “ultra-dignità” che supera di gran lunga tutte le consuete esistenze che si muovono nei vialoni principali senza mai rimanere imbrigliati nei sotto-spazzi del tessuto urbano o ansimanti nelle torbide acque del mal vivere. 

Il lettore è subito complice di Bit che elemosina al semaforo con in mano  cartelloni improbabili, così come di Marci, protagonista del racconto “Non mangiare gatto“, relegata nella Citta-Z dove risiedono i dipendenti del “replexen” la nuova droga che rende simile a zombies, persino Trent che altera sistematicamente l’oroscopo della vergine su la rubrica periodica gestita da lui pur di tormentare a distanza Tanya, la sua ex nonché assidua lettrice dell’inserto da sempre, riesce a suscitare la nostra simpatia nonostante l’esito finale poco edificante della vicenda.

Con We Live in Water si ride (tanto), si riflette e ci si dispiace quando si termina troppo presto il volume con l’ultimo racconto o meglio il “sunto statistico della mia città d’origine” ossia un esilarante spaccato della propria vita con cui il vincitore dell” “Edgar Allan Poe Award” si congeda dai suoi lettori. Sono i classici segnali che compaiono quando si tiene fra le mani un buon libro, ma è l’unico elemento “classico” inerente ad un testo che invece si presenta estremamente innovativo riuscendo ad amalgamare felicemente ironia e disagio esistenziale, comicità e mestizia, profondità e frivolezze ma soprattutto volgarità e raffinatezza.  Il costrutto narrativo di ogni racconto è sempre ritmato ed imbevuto di cultura pop che svia e distrae il lettore per poi presentargli un finale spesso e volentieri spiazzante ed inaspettato.

Complimenti di cuore alla “Racconti Edizioni” che ha saputo dare un taglio preciso al suo catalogo.

Il segreto per un editore indipendente è essere riconoscibile, il segreto per un lettore appagato è invece sentirsi  dipendente da un certo tipo di storie in cui riconosce il suo gusto. Personalmente questo è il primo prodotto della “Racconti” in cui mi imbatto, ma con Jess Walter come biglietto da visita ed il catalogo che ho sbirciato, direi che la corrispondenza di amorosi sensi è piuttosto probabile.

Anche noi lettori forse “viviamo in acqua”, l’importante però è tenere sempre ben presente la consapevolezza di poter scegliere di uscirne. Cosi come si sceglie un buon libro in grado di risollevarci da un periodo negativo, alla stessa maniera, si fanno scelte magari più vincolanti nella vita. Possiamo pertanto decidere di riemergere dalle acque pesanti quando vogliamo, a prescindere dalle difficoltà, scoprendo così che affrontare il torbido fuori e dentro di noi può essere anche inaspettatamente divertente.

Jess Walter, “Viviamo in acqua”, Roma, Racconti Edizioni, 2017.

Foto di Francesco Bordi

 

 

 

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