Wild Town. Capitolo 4: Gli uomini in nero

 

di Roberto Ceci

(©tutti i diritti riservati)

Wild Town

Wild Town è una piccola città che si trova nel centro degli Stati Uniti, conta solo cinquecento abitanti più altri duecentocinquanta dei due paesi confinanti Hellbuck e Porrown. A Wild Town si vive come in un paese, ci si conosce tutti per nome  e nessuno sembra avere un solo segreto. A Wild Town vive un uomo,Winston Smeeth, il becchino del paese che, oltre ad avere l’unico ufficio di onoranze funebri è anche proprietario dell’unico ufficio investigativo di zona, un ufficio però che è quasi sempre chiuso. Fino ad ora…

Capitolo 4: Gli uomini in nero

 

(immagine da http://www.google.it/imgres?q=ipnosi&um=1&hl=it&sa=N&biw=1366&bih=499&tbm=isch&tbnid=pH-m7dzykgtNaM:&imgrefurl=http://sandrolikajo-16.co.gp/ipnosi-freud.html&docid=tLtqPwODKSL1JM&imgurl=http://www.newnotizie.it/wp-content/uploads/2010/04/ipnosi.jpg&w=397&h=289&ei=_QAcT7fEPKn54QSBhPDRDQ&zoom=1&iact=rc&dur=150&sig=101306056848979386451&page=2&tbnh=140&tbnw=225&start=15&ndsp=19&ved=1t:429,r:15,s:15&tx=83&ty=89)Winston, uscì dal suo ufficio, dietro di lui, suo padre, sua madre Catherine e Christian.

 

-Io rimango qui. – Disse Christian aprendo la serranda del suo garage e tirando fuori una birra da chissà dove.

-Cosa? Non vieni con noi, potrebbe servirmi ancora aiuto. – Rispose Winston che non aveva nessuna voglia di rimanere da solo con i suoi genitori.

-Se hai bisogno chiama, io arrivo, ma ora ho da fare. – Detto questo Christian si accasciò al suolo e ingurgitò un lungo sorso di birra. Non sembrava particolarmente indaffarato, ma Winston decise di non insistere.

-D’accordo. – Camminò deciso attraversando la strada. Sul ballatoio della sua vecchia e grande abitazione, come al solito, c’era Winchowski intento a scrutare l’orizzonte. Quando li vide arrivare parlò per primo:

– Sceriffo, è un piacere vederla. Ancora non riesce a ricordare cosa le sia accaduto eh?

-No, non ricordo…

-Non è che tu puoi…- Provò Winston.

-Dirti cosa ha fatto tuo padre tra la sua indagine e la tavola calda di Earlie?

-Esattamente. – Winchowski sapeva tutto. Tutto di tutti.

-No. Non posso sapere ciò che non ricorda. Non riesco a vederlo. – Nel corso degli anni Winchowski era stato più volte centro di studi. Nessuno sapeva come facesse a sapere le cose che diceva di sapere, vennero anche scienziati da altri stati per studiarlo. Ma niente. Nessuno capì come funzionasse il suo cervello. Solamente lui poteva saperlo.

-Va bene, grazie lo stesso. Il dottor Greig è in ufficio?

-Certamente, ma io non lo disturberei adesso.

-Oh non possiamo aspettare, è un faccenda seria. – Winston lasciò lì il vecchio e riprese a camminare, sua madre che fino a quel momento era stata in silenzio, lo seguiva da vicino:

-Pensi che il dottor Greig lo possa aiutare?

-Non lo so…lo spero. – Lo studio del dottore si trovava oltre la ferrovia, dalla parte opposta all’ufficio dello sceriffo e a quello di Winston, ma a piedi distava comunque solamente cinque minuti. Quando furono arrivati suonarono il campanello della porta. Nessuna risposta.

-Spingi razza di cretino, il dottore la lascia spesso aperta. – Disse lo sceriffo. E così fu, la porta si aprì e all’interno regnava il silenzio. La scrivania dell’assistente del dottore era vuota, così i tre camminarono verso lo studio. Winston bussò, all’interno si sentivano chiaramente dei rumori. Nessuno rispose così, Winston, spinse la porta la quale si aprì senza fare rumore. Il dottor Greig era seduto dietro la sua scrivania, le braccia dietro il collo e lo sguardo perso rivolto al soffitto. Portava un paio di occhiali rotondi e ormai aveva perso quasi completamente i capelli.

Catherine Smeeth si schiarì la voce per fargli capire che non era più solo. Il dotto Greig sobbalzò.

-Oh scusate io…non mi aspetta certo una…- Sembrava molto imbarazzato. Da sotto la scrivania arrivò un rumore, Winston fece qualche passo in avanti e proprio mentre stava per parlare una testa bionda uscì davanti a loro. Era Margie, la moglie del dottore. 70 anni passati. A quanto pare la scintilla del loro amore non si era ancora affievolita. I due sembravano molto imbarazzati. Poi Margie parlò: – Scusate…desiderate una tazza di caffè?

-No grazie. – Rispose lo sceriffo. Winston rimase immobile, ancora un po’ disturbato dalla scena che aveva appena visto.

-Nessuno?- Ripeté Margie.

-No, grazie. – Margie uscì dalla stanza e il dottore fece sparire rapidamente una mano sotto la scrivania. Nel silenzio si sentì solamente la chiusura lampo risalire.

-Allora signori…cosa posso fare per voi? – Fu Catherine Smeeth a rispondere.

-Dottore questi giorni sono stati molto duri per me, avevo chiesto a questo povero imbecille…- Disse indicando il figlio.

-Ehi ma perché mi trattate tutti così. Ho dei sentimenti io. – Ma nessuno sembro dargli importanza, anzi, sua madre continuò a parlare come se nulla fosse.

-…di cercare quel alcolizzato di suo padre, il quale, non era tornato a casa la scorse notte, quando Winston lo ha trovato era sì ubriaco come suo solito, ma non ricordava nulla di ciò che gli fosse accaduto!

-Dottore non avevo bevuto… – Provò a difendersi lo sceriffo.

-Signor Smeeth la perdita parziale della memoria effettivamente potrebbe essere stata causata dall’assunzione di alcol.

-Ma non ho bevuto, ricordo solamente che stavo seguendo un caso quando…bum!! Niente di niente, La memoria? Come cancellata. Cosa potremmo fare dottore? – Il dottor Greig, dottore in nessuno sa cosa, a Wild Town era l’unico, ormai vecchio, a praticare quella professione. Anche i cittadini di Porrown e di Hellbuck venivano a curarsi da lui e per tutti i tipi di malattie. Nel fine settimana, a casa sua, con la sua, tuttora erotomane, moglie, riceveva i pazienti per sedute di psicoanalisi. Era probabilmente onnisciente.

-Mmm…si potrebbe provare con l’ipnosi! – Disse aprendo il cassetto e tirando fuori un pendolo di acciaio.

-Cristo santo…- sussurrò Winston.

-Zitto scellerato!! – Disse la madre sentendolo.

-Se pensa che possa servire…

-Certo certo…- Il dottor Greig si alzò, dalla cerniera dei suoi pantaloni usciva la camicia, nessuno osò avvertirlo. Fece accomodare lo sceriffo su una poltrona e iniziò la sa seduta.

-Bene Stewart, (questo era il nome di battesimo dello sceriffo) adesso conterò fino a dieci e tu ti addormenterai….uno….due….tre….- Winston andò alla finestra e prese ad osservare in strada.

-….cinque….sei…sette..- Un uomo vestito di nero osservava la finestra del dottore, quando i loro occhi si incrociarono, Winston capì che doveva trattarsi di una delle persone arrivate in città durante quei giorni e che probabilmente aveva a che fare con la sua improvvisa amnesia.

-….otto…nove…- Winston fu in strada in un istante. Corse più che poté ma quando si trovò nel punto in cui aveva visto l’uomo poco prima, non vide nessuno.

Era come sparito.

-È scappato…anche io non sono riuscito a prenderlo. – Winston si voltò, Big Bob era dietro di lui, due scagnozzi gli coprivano le spalle armati di fucili e con addosso delle orribili pellicce.

-Spero siano pellicce ecologiche quelle.

-Ovviamente signor Smeeth, noi abbiamo cura dell’ambiente e degli animali.

-Cosa vuoi da me?

-La stessa cosa che vuole lei, sapere chi sono quelle persone. O meglio…cercare di cacciarle da Wild Town.

-Perché sai chi sono?

-Agenti governativi.

-Che sono venuti a fare qui?

-Non lo so, dovrà scoprirlo lei, io li voglio fuori dai piedi il prima possibile, la mia attività subirà un duro rallentamento con quei tizi in giro.

-Perché dovrei aiutarti?

-Perché vuoi sapere cosa è successo a tuo padre, perché sei un ficcanaso del cazzo e perché altrimenti ti uccido come un cane!

-Okay quest’ultima mi sembrava un’ottima ragione.

-Vai oltre i confini di Hellbuck! troverai qualcosa oltre i monti, hanno costruito una base. Ma non so per quale motivo…andiamo ragazzi, per oggi sono stato abbastanza generoso.

-Grazie mille, gentilissimo, mi raccomando non tornarmi a trovare. – Big Bob montò sulla sua auto lunghissima e schizzò via. Nello stesso momento Catherine Smeeth e il marito Stewart si avvicinarono a Winston.

-Tutto bene? – Chiese lo sceriffo guardando lo sguardo preoccupato del figlio.

-Sì…

-Cosa voleva?

-Aiutarmi, diciamo così. Hai ricordato?

-No, anzi ho chiesto al dottore se potevo dimenticarmi di avere un figlio tanto cretino, ma mi ha detto che non posso! Che sfortuna.

-Grazie papà! – Poco più tardi Winston era nella sua camera a frugare nel suo armadio. Dopo numerose ricerche trovò quello che stava cercando. Una vecchia scatola di legno, tremendamente impolverata. La aprì. La sua pistola aveva bisogno di un po’ di olio, ma sapeva che all’occorrenza avrebbe funzionato. Ora doveva solamente indagare.

 

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