Wild Town. Capitolo 8.

di Roberto Ceci

(© tutti i diritti riservati)

 

Wild Town

 

Wild Town è una piccola città che si trova nel centro degli Stati Uniti, conta solo cinquecento abitanti più altri duecentocinquanta dei due paesi confinanti Hellbuck e Porrown. A Wild Town si vive come in un paese, ci si conosce tutti per nome  e nessuno sembra avere un solo segreto. A Wild Town vive un uomo,Winston Smeeth, il becchino del paese che, oltre ad avere l’unico ufficio di onoranze funebri è anche proprietario dell’unico ufficio investigativo di zona, un ufficio però che è quasi sempre chiuso. Fino ad ora…

 

Capitolo 8: Missione di salvataggio (parte 2)

 

 

(immagine da http://crepusculodellibroa.blogspot.it/2010/07/para-los-que-no-les-gustan-mis-noticias.html)– Allora cosa sapete di questo posto? – L’agente Fox lo stava interrogando da molte ore. Ormai a stare in quella stanza buia aveva perso il senso del tempo. Lo avevano messo su una sedia scomodissima, le braccia legate dietro la schiena. Winston avrebbe veramente voluto rispondere alle domande di quell’agente per poi andarsene a casa, farsi una birra con Christian e crollare sul divano, improvvisamente non era nemmeno più tanto interessato a quello che avevano fatto a suo padre. Non era mai stato molto coraggioso, ma in quella situazione capì che non c’era alcun motivo di esserlo.

-Senti…te lo giuro, non ne so assolutamente nulla di questo posto. Sono venuto qui per scoprirlo, ma non ho fatto nemmeno tre metri, quell’energumeno con la faccia da scimmia mi ha fermato subito. Dimmelo tu che cazzo è questo posto. – Fox prese a girare intorno alla sua sedia scuotendo la testa.

-Potresti stare fermo, mi fai girare la testa se ti muovi così.

-A questo punto mi si aprono due possibilità: o sei veramente troppo stupido a venire qui da solo solamente per curiosare, oppure sei molto furbo e sai più di quello che stai dicendo.

-Se posso consigliarti, solitamente tutti mi dicono che sono un cretino, sai la maggioranza vince.

-No, non ti credo. Rimarrai ancora qui fino a che non ti si saranno chiarite le idee.

-Posso chiederti una cosa?

-Prego.

-Perché non avete tenuto prigioniero mio padre come fate con me?

-Perché te Winston non sei completamente ubriaco e forse potresti esserci utile.

-Se è quello che pensi evidentemente anche tu non sei molto intelligente.

-Lo vedremo.

 

Nel frattempo…

 

 

La jeep dello sceriffo faceva strani rumori metallici. Christian sedeva al lato destro del guidatore bevendo birra calda.

-Sceriffo, è sicuro che ci porterà a destinazione?

-Certo, questa bellezza ha sempre fatto quello che doveva fare anche se certe volte perde un po’ di olio…come fai a bere sempre quella roba?

-Fa bene.

-Stai scherzando? Non ti saranno rimaste nemmeno due cellule dentro quel cervello, io smetterei se fossi in te.

-Lei beve più di me.

-Io sono vecchio e faccio il cazzo che voglio. – Lo sceriffo Smeeth parve offeso, alzò lo sguardo sullo specchietto retrovisore. Dietro di loro sedevano gli uomini di Big Bob, Clark e Joseph.

-Voi due li dietro, tutto bene?

-…- Annuirono impercettibilmente senza emettere però un solo suono.

-Però, che chiacchieroni eh? – La jeep si stava avvicinando alle colline quando Christian alzò una mano.

-Sì fermi per favore. – Disse a Smeeth.

La jeep frenò alzando un polverone degno di una tempesta di sabbia.

-Che c’è? Qualcosa non va? – Disse lo sceriffo guardandosi intorno.

-Io scendo qui. – Christian aprì lo sportello e scese dall’auto. Prese un fucile, il suo zaino pieno di birre calde e richiuse l’auto.

-Ma dico sei impazzito?

-Proseguo a piedi.

-Ti è partito quel cazzo di neurone solitario? Monta subito su questa dannata macchina.

-Voi andate avanti, è meglio dividerci.

-Non sappiamo quanti sono, dove sono, se fanno delle ronde di guardia…conviene stare insieme.

-No, sì fidi di me, so quello che faccio.

-Certamente, come potrei non fidarmi di un alcolizzato rumeno che stappa bottiglie di birra con i denti e che sega le gambe dei cadaveri per farli entrare nelle bare?

-Appunto, voi andate, ci vediamo lì.

-Aspetta, prendi almeno una delle scimmie di Big Bob.

-No, serviranno più a lei. Come mi ha appena detto lei è vecchio.

-Fanculo!

Christian si allontanò a piedi, proseguendo alla sinistra della jeep, “forse voleva aggirare le colline” pensò lo sceriffo che, guardando i due dietro di lui, impassibili agli eventi, non poté che accendere il motore dell’auto e proseguire. Arrivò più vicino possibile alla colline e in quel momento ebbe come l’impressione di aver già fatto quella strada, quella sensazione pensò, era la cosa più vicina ad un ricordo di quello che gli era accaduto qualche giorno prima. Scesero dall’auto e presero le loro armi.

-Forza, seguitemi. – Disse lo sceriffo avanzando. Quando arrivarono in cima i loro occhi furono colpiti dal lavoro di molte persone sotto di loro, che si muovevano tra un fabbricato e l’altro.

-Ma che diavolo è questo posto. Ehi? – Quando lo sceriffo si voltò non vide più nessuno. I due coglioni che gli aveva dato Big Bob e che dovevano guardargli le spalle erano fuggiti.

-Merda!! – Lo sceriffo si spaventò pensando che avrebbe fatto la stessa fine dell’altra volta, si sarebbe svegliato ubriaco nella taverna di Earlie di nuovo. Mentre era preso da questi oscuri pensieri sentì dei passi avvicinarsi. Clark e Joseph avanzavano verso di lui, sulle spalle di Clark il corpo senza vita di un agente di guardia. Lo lasciarono cadere davanti a lui e lo indicarono come a dire: “ecco ti abbiamo portato un regalo”.

-Che cazzo avete fatto? – A questo punto Clark, il più acculturato dei due evidentemente, si trovò costretto a rispondere.

-Ne abbiamo preso uno.

-Lo vedo cazzo, ma ne abbiamo bisogno di uno vivo.

-Ah…

-Già, ah. Cristo santo, non siamo degli assassini.

-Veramente noi sì!

-Bene, questo mi tranquillizza molto, grazie! Ad ogni modo siamo qui per recuperare mio figlio, non per fare una carneficina!

-Va bene, ne prendiamo uno vivo. – Detto questo i due scomparvero di nuovo. Smeeth rimase li immobile insieme ad un cadavere che continuava a perdere sangue. Si sentì male, era sicuro che di lì a poco lo avrebbero catturato e ucciso…e poi c’erano le parole di Winchowski “Se andrete lì, qualcuno di voi morirà!”. Stavolta i due tornarono con un agente vivo, Joseph gli tappava la bocca con la mano. Quando l’agente vide il cadavere, prese a sudare e allo sceriffo venne un’idea.

-Allora pensi di essere più furbo di questo qui? – Disse lo sceriffo indicando il cadavere. L’agente catturato annuì.

-Okay, Joseph fallo parlare, non urlerà. – Joseph liberò la bocca dell’uomo.

-Ora, io sono venuto qui per mio figlio Winston, sai di chi sto parlando vero?

-Sì.

-Pensi di potermi portare da lui?

-No, non possiamo arrivarci, è pieno di agenti.

-Questo non è un problema. Clark pensaci tu. – Clark  prese una pistola e la puntò alla tempia del prigioniero.

-Forza, facci strada!

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