Shame (id. – Gran Bretagna – 2011 – Steve McQueen)

 

di Fabio Migneco

 

(immagine da http://www.everyeye.it/public/covers/10012012/Shame_cover.jpg)Al suo secondo film Steve McQueen (no, non l’attore cult della Grande Fuga come il tizio due file avanti a me al Quattro Fontane pensava, bontà sua…), imponente regista britannico di colore conosciuto come video artista e non solo, si riconferma nome di punta tra quelli osannati da critica e festival. Se il precedente Hunger, Camera d’Or a Cannes e mai uscito nel Bel Paese, era una sorpresa, questo Shame sembra essere una conferma, forte anche della Coppa Volpi vinta a Venezia dal suo protagonista, l’ormai lanciatissimo Fassbender (anche qui, occhio alla e, si rischia un’altra omonimia). La sua prova d’attore è la cosa più convincente del film, forse la sua unica vera ragion d’essere (ma gli fa eco anche la brava Carey Mulligan). Perché per il resto siamo convinti che se fosse stato girato da altri, l’avrebbero massacrato. E invece lodi sperticate da ogni dove. Intendiamoci, è un signor film, in alcuni momenti un vero e proprio pugno nello stomaco, sgradevole e disturbante al punto giusto. Ma quanto a peccatori in cerca di redenzioni impossibili Il Cattivo Tenente di Ferrara sapeva dire di più e meglio. La regia è esperta e il gusto per immagini e inquadrature è fuori dal comune e da ogni discussione, ma la provocazione sembra un po’ troppo studiata a tavolino e il finale è per metà prevedibile e per metà tirato via. Restano alcune scene da antologia (su tutte la Mulligan cantante che fa commuovere Fassbender con una cover riuscitissima di New York, New York), ma se voleva veramente stupire, McQueen doveva scegliere qualcuno brutto e sgradevole per la sua dolente parabola, non uno pseudo-modello come Fassbender, ovviamente irresistibile. L’attore comunque qui non si lascia intimorire, non indietreggia e non si risparmia. Se si saprà amministrare ne vedremo delle belle, magari proprio a cominciare, di nuovo, dal sodalizio con McQueen, col quale prepara il terzo film.

 

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