The Irrepressibles – Mirror Mirror

di Claudio Consoli

Irrefrenabile…

Come in un gioco di specchi, tra l’altro evocato nel titolo dell’album, la musica di questo interessantissimo ensemble inglese, rincorre suggestioni variegate che si moltiplicano come le immagini prodotte da un qualsiasi oggetto frapposto tra due superfici riflettenti, in un meccanismo infinito di citazioni, invenzioni e rimandi a varie forme espressive e d’arte,

Irrefrenabile la voglia di seguire la voce del cantante e anima del gruppo, Jamie McDermott, lungo le intricate trame che la sua versatile ed espressiva voce, ricama sopra il tappeto musicale tessuto dagli altri musicisti, il quale sembra essere ordito a momenti solo tramite la più eterea e impalpabile delle sete orientali, mentre altrove assume il pur elegante spessore di un opulento broccato.

Se per introdurre il primo lavoro prettamente discografico degli Irrepressibles ho cominciato dall’idea della moltiplicazione è perché l’esperienza che ci viene offerta è di tipo sinestetico, un’esperienza in cui il nostro animo è portato a perdersi e ritrovarsi, a seconda della propria sensibilità, in ognuna e in nessuna delle immagini prodotte dal caleidoscopico talento di questo gruppo che evoca immagini di classica bellezza e audaci ridondanze barocche tramite un alchemico equilibrio di strumenti classici e pop, l’uso di costumi e make up ammiccanti ora al gusto di un balletto classico ora all’irriverenza di una drag queen, una scenografica preparazione dello stage e, a racchiudere il tutto, un gusto che più che anacronistico è meta-temporale in quanto la cifra artistica degli Irrefrenabili seppur denotando molteplici influenze, è in realtà paradossalmente originale nella sintesi realizzata.

Questa bizzarra e poliedrica miscela musicale è ben racchiusa, forse proprio a seguito di un’astuta composizione della track list, tra la prima e l’ultima traccia dell’album, dove “My friend Joe” sembra presentarci il lato più istrionico e graffiante della voce di McDermott e della musica del gruppo, mentre “In this shirt”, con i suoi malinconici ed evocativi archi, rappresenta al contempo l’animo più intimista e sognante degli Irrepressibles.

In base a quanto finora espresso, risulta dunque difficile riuscire a paragonare questo gruppo ad altri, in quanto nel mosaico musicale del gruppo, possiamo trovare arie da operetta, melodramma e romanticismo nonché echi di polifonia conditi però da un’innegabile modernità; nello spirito, nell’approccio alla composizione musicale e l’audacia, magari anche solo perché ne condividono la terra d’origine, mi vengono in mente i Queen di Bohemian Rhapsody, mentre per la capacità di creare atmosfera anche solo tramite suoni isolati e minimalisti o comunque per il loro sound quasi anti-moderno, si potrebbe azzardare un parallelo con la musica di Yann Tiersenn, il compositore della colonna sonora de “Le Fabuleux destin d’Amélie Paulin”; comunque sia, ciò che riteniamo più interessante è proprio la loro originalità e voglia di esprimere, più che produrre, un lavoro artistico personale.

 

 

1. My Friend Joe                                                  The Irrepressibles – Mirror Mirror (foto da http://theirrepressibles.bigcartel.com/product/mirror-mirror)

2. I’ll Maybe Let You

3. In Your Eyes

4. Anvil

5. Forget The Past

6. Knife Song

7. My Witness

8. Nuclear Skies

9. Splish! Splash! Sploo!

10. The Tide

11. Transition Instrumental

12. In This Shirt

 

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