Vite interrotte, la vendetta di Dumas: I FRATELLI CORSI

di Francesco Bordi

Affetto. Morte. Vendetta.

Dumas non tradisce mai. Anche in questa felice occasione, ben orchestrata dalla Donzelli, ci regala così un accurato paradigma di quelli che si possono definire tre capisaldi della sua letteratura. Alla base del romanzo breve “I fratelli corsi”, che dà il titolo a tutto il volumetto, e del successivo racconto “Gli studenti di Bologna” sussistono infatti le molteplici intense sfumature che si diramano da un grande affetto venuto a mancare e dalla conseguente esigenza di vendicarne la morte punendo definitivamente i colpevoli che hanno determinato tale strappo esistenziale.
La necessità, quasi etica nella narrazione, di dover ineluttabilmente riparare al torto dei torti subito da un proprio caro non è tuttavia l’unico l’ideale comune denominatore che ha spinto l’editore a riunire i due lavori letterari in un unico volume. Un altro fil rouge riscontrabile nella lettura di “Les frères corses” e “Les deux étudiants de Bologne” è costituito infatti dall’ambientazione tutt’altro che ininfluente in entrambe le fatiche letterarie del Maestro. La Corsica, assieme a Parigi, nel primo caso così come Bologna e le strade italiane nel secondo ricoprono un ruolo fondamentale nello svolgimento dell’intreccio. I forti legami di sangue e le antiche tradizioni, precedenti al governo francese, fanno dell’isola corsa un teatro perfetto per le vicende di Louis e Lucien de Franchi, due gemelli divisi da differenti ambizioni ed interessi ma uniti nell’amore fraterno e nella sacrosanta osservanza dei valori dei loro avi. Allo stesso modo, anche se con differente incisività, l’italico sapore “itinerante” che abbraccia il panorama e le genti tra la città di Bologna e la Roma di metà Ottocento è importante testimone del forte legame esistente fra i due amici d’università Beppo e Gaetano per risultare poi anche uno spettatore “attivo” di ciò che può accadere quando una solida amicizia di questo tipo viene tragicamente spezzata.
Vedrete che il pretesto per raccontare entrambe le storie, dichiarato dallo stesso autore, ha un’origine piuttosto elegante ed è proprio quell’eleganza, nelle descrizioni e ancor più nei dialoghi, la vera protagonista delle due opere prese in esame così come accade in tutta la produzione di Alexandre Dumas père. L’aspetto negativo, se così si può dire, sta nel fatto che “I fratelli corsi” lascia l’amaro in bocca perché il lettore vorrebbe che venissero raccontate ancora altre vicende relative a quei personaggi. Mentre “Gli studenti di Bologna” è ben strutturato a tutti gli effetti come un piccolo racconto, il romanzo breve dei gemelli avrebbe invece le potenzialità per uno di quegli imponenti lunghi lavori, dai continui sviluppi, tipici del grandioso scrittore francese. Il problema però è tutto nelle menti di noi fruitori de “Il conte di Montecristo” o de “I tre moschettieri”. Le chicche della letteratura però sono belle proprio per questo. Sono piuttosto rare, sono sfiziose e non fanno parte della grande produzione nota a tutto il grande pubblico. Pertanto onore all’editore italiano che le ha recuperate e complimenti al vostro gusto letterario che vi ha condotto fino a qui: tra paesini corsi violenti ma intrisi d’onore e ancora tra grandi città su strade e stradine italiane dense di pericoli ed allo stesso tempo percorse da grandi cuori.
Un grave torto giustamente riparato dà diritto ad una vita finalmente degna dei propri affetti.

Vendetta. Morte. Affetto

Alexandre Dumas
“I fratelli corsi”
Roma, Donzelli Editore, 2009.
Titolo originale: Les frères corses
 

Foto di Francesco Bordi ©

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