Noir, Tartan noir, oppure narrativa crime? Ce ne parla lo scrittore scozzese Allan Guthrie ai microfoni di Culturalismi in occasione dell’uscita del suo ultimo cupo romanzo: “Dietro le Sbarre”

 

di Fabio Migneco

( immagine da http://lideablog.files.wordpress.com/2012/05/dietro-le-sbarre2.jpg )Potresti spiegare ai nostri lettori cos’è precisamente il cosiddetto Tartan Noir?

Tartan Noir è un modo per descrive storie di crime fiction legate a un territorio particolare come quello scozzese e che abbiano all’interno ambientazioni cupe ma al tempo stesso un certo tipo di humour nero. Il termine viene da uno dei libri di Ian Rankin, che James Ellroy in copertina definì “Il Re del Tartan Noir”, tutto nasce da lì, ma da allora è stato uno strumento molto utile in Scozia per vendere libri che presentassero quelle determinate caratteristiche e appartenessero a quel tipo di fiction.

Cosa è cambiato dal tuo primo romanzo La Spaccatura all’ultimo Dietro le sbarre nel tuo approccio alla narrativa crime?

Bè a dirti la verità sono cambiate davvero un sacco di cose. Quando stavo scrivendo La Spaccatura in realtà stavo letteralmente imparando a scrivere un romanzo, quindi in un certo senso fu un libro davvero ambizioso. Solo che non sapevo lo fosse, avessi saputo quanto fosse ambizioso, molto probabilmente non l’avrei più scritto! Con i libri che ho scritto nel mezzo ho iniziato a sperimentare soluzioni differenti e a muovermi in diverse direzioni, in termini di violenza delle situazioni narrate, struttura e così via, e quando sono arrivato a Dietro le sbarre avevo un certo bagaglio e credo sia venuto meglio perché io ero uno scrittore migliore di sette anni, invecchiato bene diciamo. Ma scrivere è un esercizio di costante apprendimento e scoperte, e cerco sempre di essere molto attento alla tecnica. Di non lasciare che prevalga o mi distragga, ma di tenerla sempre ben presente e utilizzarla al meglio delle mie possibilità, riga dopo riga. Poi c’è da dire che ogni volta che scrivi un nuovo libro impari cose nuove. E ogni libro è diverso dal precedente e le cose imparate prima non ti servono più, o quasi, ogni libro fa storia a sé. Devi ricominciare da capo e capire cosa funziona per quello nuovo. Non penso diventi più facile col passare del tempo, anzi forse diventa più difficile.

Hai mai pensato di lavorare anche per il cinema e il fumetto?

Sì, ho scritto una sceneggiatura basata su La Spaccatura, l’ho adattato personalmente, è in fase di sviluppo da circa otto anni, è in quel limbo che tutti chiamano “development hell”, e in effetti è davvero un inferno se si pensa che in questi anni ne ho riscritto qualcosa come 92 versioni. Però ora i finanziamenti ci sono, e verrà girato ad aprile del prossimo anno, almeno spero, siamo il più vicino possibile alle riprese. Per quanto riguarda qualche graphic-novel, sinceramente ancora non mi è stato chiesto di scriverne una, ma è qualcosa che non mi dispiacerebbe affatto fare.

Cosa ne pensi dello SugarPulp Festival, di questo movimento e dei tuoi lettori italiani?

Sono stato davvero molto fortunato ad essere incluso nella collana Revolver, anche perché questa è la seconda volta che vengo in Italia quest’anno, dopo ilFoto di Fabio Migneco © tutti i diritti riservati Salone del Libro di Torino, e devo tutto a loro e al loro entusiasmo riguardo il mio libro, per me è davvero una cosa enorme e lo apprezzo moltissimo, non capita spesso che le tue storie ti portino in posti così belli come Padova ad esempio. Per quanto riguarda SugarPulp, è la stessa cosa, non so davvero come poter esprimere quanto io mi senta fortunato e privilegiato, capisci che intendo? Voglio dire, scrivi un libro e a qualcuno piace ed è già una cosa fantastica. Il fatto che piaccia a qualcun altro, tanto da comprarne i diritti per la traduzione italiana è incredibile, quando l’ho saputo ho pensato “Wow!” e quasi senza rendermene conto eccoci qui a Padova, sono con mia moglie, sto passando momenti eccezionali e tutto questo lo devo, soprattutto, ai lettori, a quelli a cui piace il mio libro e non potrei essere più felice di così al riguardo. SugarPulp penso sia un grande festival, l’impressione che mi ha fatto è che sia un festival che duri già da molti anni e penso sia una cosa positiva perché in realtà questa è appena la seconda edizione. So quanto sia duro organizzare un festival, e tutto ciò che girà intorno, qualche settimana fa ero alla prima edizione del Bloody Scotland, e anche lì ho toccato con mano quanto ti dicevo. Ma è molto bello esserci, spero di ritornare nelle prossime edizioni.

Dietro le sbarre è un nuovo modo di approcciarsi a un sottogenere molto noto come quello carcerario. Quant’è difficile per uno scrittore trovare nuovi modi di raccontare?

Molte delle mie influenze sono americane. Sono completamente influenzato dall’hard-boiled, alla Caine, e da tutti gli scrittori di crime novels a cavallo tra i ’50 e i ’60, al punto che quasi tutti i miei titoli derivano da molti dei titoli originali delle loro storie, in una sorta di omaggio. Diciamo che io tento di scrivere quel tipo di libri, ma ambientati nel presente, da punti di vista moderni, con personaggi contemporanei. L’idea di scrivere di fratture psicologiche, di scrivere qualcosa con il punto di vista di un narratore inaffidabile come in Dietro le sbarre, non è niente di nuovo, tutto è già stato fatto prima, devi però trovare il modo di raccontare la tua versione della storia, l’idea non è poi così importante, è l’esecuzione dell’idea è questo che spinge uno scrittore e lo differenzia da altri. Potresti mettere venti scrittori in una stanza e dar loro una storia e avresti venti versioni diverse, ognuno la sua, unica per loro. E’ questo che un buon storyteller fa. Inventa una storia che solo lui potrebbe raccontare in quel modo. Ed è questo che mi piace fare. Poi non è detto che sia per forza qualcosa di buono. Ma almeno sarà originale. Se poi riesci a creare qualcosa di buono e di originale, allora hai raggiunto il più alto degli scopi.

Foto di Fabio Migneco © tutti i diritti riservatiPuoi parlarci dei tuoi progetti futuri?

Certo, come ti dicevo ho lavorato parecchio alla sceneggiatura di La Spaccatura, quindi spero davvero che venga girato ad aprile, che succederà dopo non lo so, ma una cosa per volta… E’ un po’ che non esco con un romanzo, ho pubblicato da poco un racconto lungo, intitolato Bye Bye Baby che è diventato il mio libro più venduto, ed è il mio primo tentativo di scrivere dal punto di vista della polizia, di solito scrivo da quello dei criminali, o delle vittime. Questo è raccontato dal punto di vista del detective e racconta di un rapimento un po’ particolare, non voglio dire di più… L’ho auto pubblicato, digitalmente, in versione e-book, e ha venduto davvero bene, più degli altri miei libri messi insieme, una casa editrice farà anche la versione cartacea per le librerie, è un progetto che mi sta a cuore. In più sto lavorando a un paio di romanzi da un po’ di tempo, uno è la versione noir di una love-story, che penso possa essere piuttosto interessante, l’altro è una sorta di versione più lunga di Bye Bye Baby, con una investigazione alla base, una figura iconica di detective… qualcosa di più commerciale di Dietro le sbarre, ma in senso positivo, commerciale in senso buono spero, più accessibile, ma sempre con parecchio Allan Guthrie al suo interno.

 

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