Riflessioni, più o meno “note”…

di Francesco Giovannelli 

http://magazine.nicktv.it/2013/11/12/da-sam-cat-a-drake-josh-le-camere-piu-cool-di-nick/ © tutti i diritti riservatiUn respiro dopo l’altro, al proprio ritmo la musica riempie la stanza nel momento stesso in cui sembra volerne uscire, ovattando i sensi di chi, come in una sala d’attesa, si chiede se le note possano davvero portarsi in groppa la coscienza delle persone. Il passo lento della melodia è studiato con freddezza, tanto che l’effetto che produce sembra quasi nascere da un compromesso, grazie al quale l’ascoltatore generoso rinuncia alla critica per abbandonarsi consapevolmente alle mani soffici ed esperte del compositore. La volontà di chiudere gli occhi a vincere sulla smania di aprirli.

 

Al centro della stanza, sotto le righe di pentagrammi forse solo immaginati da qualche software, la vera protagonista del pezzo, l’attrazione massima delle coscienze zoppicanti: la poltrona di chi fugge, che solo può permettersi viaggi così lunghi, voli così ariosi, restando immobile. “Bisogna uscire”, “Bisogna pur fare qualcosa”, dicono voci indistinte, ma è solo lo stesso identico coro di sempre, il testimone di chi  ha scelto il proprio spazio tra gli spifferi di tutte le scelte possibili, tra gli anfratti di tutti gli spazi esistenti.

 

O perlomeno, a un leggero spostamento del ritmo, col passaggio da una nota più lunga ad una più breve e forse più acuta, è questa l’illusione che la vibrazione della stanza sembra voler concedere a questo incerto inquilino. Ed è passato qualche minuto in tutto, e non basterebbe un’ora per ripercorrerne a ritroso i secondi, mentre il progetto accogliente del compositore sembra adesso orientarsi verso una tregua, verso l’invito al risveglio di chi con lui dovrà a breve rescindere un contratto.

 

E forse è così che ogni musica dovrebbe finire, ingoiando nel silenzio ogni percezione distorta, ogni stanchezza inconfessabile o soltanto difficile da spiegare, pur senza risolvere nulla, anzi lasciando sulla superficie di tutto ciò che ha toccato, quell’ineffabile certezza di un suo prossimo ritorno.

 

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