Tefteri: Vinicio Capossela e i conti in sospeso.

di Claudio Consoli

(foto di Claudio Consoli © tutti i diritti riservati)I negozianti di tutto il mondo, almeno un tempo, tenevano un taccuino, in lingua ellenica tefteri, sul quale prendevano nota di chi non saldava subito i propri conti ed è proprio per saldare i suoi invece che l’artista pugliese ha scritto questo libro.

Di esso si era già parlato in questo sito in occasione di un articolo sul Rebetiko ma “il Festival della letteratura di viaggio” conclusosi il 29 settembre scorso, a Roma, ci ha offerto l’occasione di ascoltare una lettura dello stesso da parte dell’autore accompagnato da un pregevole musicista greco, Dimitris Katsiouros, che con il suo bouzuki e il baglamas ha disegnato arabeschi sonori nell’aria notturna della capitale, già sovraccarica di ozono:la pioggia ha minacciato infatti l’incontro ma con tempismo perfetto si è rovesciata su artisti e spettatori solo alla conclusione esatta della lettura.

Perfetta anche la scelta del luogo: la serata si è svolta nella deliziosa Villa Celimontana che, adagiata sul Celio, è già abituata a rassegne dall’alto valore culturale quali ad esempio il festival Jazz di Roma ma è anche sede, ad insaputa di molti romani, della Società Geografica Italiana che ha fatto da sfondo al reading musicale con l’eleganza classica della sua sede, il Palazzetto Mattei opera di Jacopo Del Duca.

Capossela che già si è cimentato in passato con la scrittura, sembra trovare in questo quaderno di viaggio edito da Il Saggiatore, il suo humus ideale: slegato infatti  dalla forma romanzo e potendo lasciarsi andare a speculazioni filosofiche, ricordi, suggestioni e dialoghi che spaziano dalla politica al quotidiano il cantautore da il meglio di sé senza scordarsi mai di ordire le sue storie con il filo di cui sono tessuti i temi dell’assoluto, perché così è giusto, sembra suggerirci, parlando della Grecia madre culturale dell’occidente, dove i nostri antenati si sono fatti appunto Anthropos, alzando prima che altrove la testa dal giogo delle necessità quotidiane e donandoci arte, filosofia e leggi.

I conti in sospeso che l’autore vuole regolare sono dunque compresi fra due nuclei tematici: da un lato c’è una certa irrispettosa forma di supponenza che il resto dell’Europa sembra aver sviluppato nei confronti della terra di Socrate e Platone, dall’altro il dazio che ognuno di noi deve pagare all’esperienza, al vivere le emozioni e i tormenti della vita, necessari ad accumulare un bagaglio di saggezza sufficientemente ampio da “imparare il mestiere di campare”.

Ecco quindi il nostro musicista viaggiatore intraprendere una ricerca degli umori e delle idee che animano i greci odierni al tempo della crisi economica,(foto di Claudio Consoli © tutti i diritti riservati) confrontandosi con i personaggi più disparati ma sempre con un empatico senso di vicinanza con gli ultimi, i ribelli, i più sensibili o tormentati come erano i rebetes degli anni trenta ma come sono anche quelli di oggi.

Nel suo racconto Capossela fa spesso uso di analogie, come quando ci ricorda che la parte migliore del caffè greco risiede nel suo fondo, e come in esso si nascondano gli auspici del nostro futuro, ai quali però non possiamo accedere se non attraverso l’amaro della bevanda che si fa dunque metafora stessa della vita.

Altrove invece fa un uso frequente e dotto dell’etimologia riuscendo a non essere pedante bensì a suggerire e stimolare nel lettore un pensiero più aperto e arguto su termini e argomenti comunemente usati e spesso abusati, ma che riportati nel loro alveo culturale originario ci dischiudono uno scrigno di significati ulteriori e più profondi; tale operazione riesce all’autore proprio perché non è mossa dalla volontà di sfoggiare uno spessore culturale quanto da quella di ricollocare sotto la giusta prospettiva l’origine e il significato stesso delle parole.

E’  stato interessante e rivelatore dunque sentirsi ricordare come, ad esempio, il termini crisi derivi dal verbo greco κρίνω  che significa dividere, separare ma anche scegliere; è stata dunque una mistura sapiente e saggia quella elaborata da Capossela che accompagnando la sua lettura alla musica rebetika, musica degli ultimi, i ribelli e gli scontenti ma anche musica che unisce proprio perché figlia di una divisione,  è riuscito più di giornalisti, anchor man e politologi a spiegarci il senso profondamente iniquo di questa crisi economica il cui risultato più evidente e feroce è proprio la divisione e il sospetto reciproco nato in seno a quella comunità europea figlia ingrata dell’utopia democratica ellenica.

 

(foto di Claudio Consoli © tutti i diritti riservati)In conclusione dunque ci associamo all’autore che in tempo di crisi, nell’accezione di scelta, si schiera con quelli che furono i primi e che ora vengono descritti quasi come gli ultimi d’Europa: troppe volte infatti abbiamo udito da economisti ed “ovvinionisti” negli ultimi anni frasi come “Non faremo la fine della Grecia” oppure “Non siamo la Grecia”; proprio da noi, figli della cultura romana che di quella ellenica è debitrice e naturale sviluppo storico, sarebbe invece utile ricordare sì che non siamo la Grecia ma solo per sottolineare il bisogno che abbiamo di essa e della sua ricca eredità di saggezza, arte e filosofia.

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