Finalmente la felicità (Italia 2011 – Leonardo Pieraccioni)

di Fabio Migneco

(immagine da http://www.locandinefilm.org/wp-content/uploads/2011/11/Finalmente-la-felicit%C3%A0-locandina-film.jpg)

Puntualissimo, con l’ormai rodato ritmo di un film ogni due anni, ecco riaffacciarsi in sala il Leonardo – dello spettacolo – nazionale. Arrivato al decimo film in carriera e con una bimba – la prima – avuta dall’ex gieffina e sua attrice in Una Moglie Bellissima Laura Torrisi per quanto riguarda la vita privata, l’attore e regista toscano continua stoico col suo cinema acqua e sapone, innocuo e attaccabile finché si vuole, ma per lo meno onesto. Purtroppo per lui però, anche l’onestà non basta più.

Il successo straordinario de Il Ciclone fu insieme la sua fortuna e la sua condanna, per vari motivi. Non ultimo il fatto che qualsiasi film abbia fatto dopo, il pubblico – fan esclusi – lo bollava come sempre identico a sé stesso. Ma a ben vedere con gli ultimi film aveva tentato strade diverse, sia pur minimamente e, ad essere obiettivi, su dieci film almeno la metà il buon Leonardo li ha tutto sommato azzeccati. Non si capisce quindi il perché ritornare alla formula ormai logora della bellezza esotica da conquistare accostata al normotipo un po’ impacciato (e ora anche lievemente attempato). D’accordo, la sua cifra d’autore è questa, la commedia sentimental-corale con un occhio di riguardo ai comprimari e una serie di gag di sponda più o meno riuscite per sé stesso. Ma non gli si può perdonare una storiellina ancora più evanescente di alcune altre precedenti. E non glielo si può perdonare perché denota una pigrizia d’intenti ingiustificabile. Soprattutto perché poi in alcuni momenti si intravede uno spirito diverso, niente di trascendentale per carità, ma che potrebbe portare a pellicole più compiute e riuscite, meno tirate via. Come sempre qualche gag va a segno, Papaleo è una garanzia, le riprese da cartolina non mancano (purtroppo nemmeno una pubblicità imbarazzante che va a intaccare persino uno dei dialoghi), però non si contano i passaggi a vuoto. Ed è un peccato, perché ci sono delle belle musiche (di Gianluca Sibaldi, suo partner storico dagli anni del cabaret e in forza al suo cinema dal 2003 in poi) e soprattutto perché il Pieraccioni attore brillante ha sempre una sua grazia e sa come simpatizzare col pubblico. Potrebbe fare e darci di meglio eppure continua sempre a scegliere la via più facile. Non dispiace la sua idea di cinema-campeggio, orecchiabile e ballabile come una hit di consumo, con i soliti attori-amici con i quali divertirsi e divertire. Ma perché non mescolare un po’ le carte? Non osare quel minimo che gli consenta di trovare una seconda fase della sua carriera invece di tirare costantemente una corda che pian piano si sta spezzando? Quest’anno poi anche gli incassi sono contro. Se si accontenta solo dello zoccolo duro dei fan non andrà lontano. Un film ispirato da C’è posta per te aperto dalla De Filippi nei suoi studi, per quanto poi parli di tutt’altro, come poteva venir fuori?

Le cose belle se non smetti di aspettarle prima o poi arrivano chiosa sornione nel simpatico finale. Forse lui aspetta l’ispirazione di storie davvero nuove. Noi spettatori aspettiamo di vedere se i cambiamenti privati porteranno a corrispettivi filmici. Quel po’ di buono che c’è sempre nelle sue pellicole e che lo differenzia da altri prodotti ben più beceri, dimostra che non è un’ipotesi così implausibile. Basterebbe volerlo.

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