La vastità della Zona di Énard non coinvolge, ma confonde

di Francesco Bordi 

foto di Francesco Bordi ©Un treno, ricordi di una vita che in realtà è la risultante di più vite portate avanti in segreto e digressioni relative ai numerosi luoghi connessi alle attività criminose svolte in passato: su la carta un racconto a dir poco avvincente, ma in realtà non è così.

“Zona” di Mathias Énard è una mancata occasione. L’idea di base sarebbe davvero vincente. Consideriamo anche che il protagonista in viaggio sul treno è una consumata spia che si sta dirigendo a Roma per vendere dei documenti piuttosto compromettenti a non ben precisati esponenti del Vaticano. Il problema è che l’autore francese non ha voluto scrivere un romanzo, ma un insieme per nulla omogeneo di digressioni che hanno dato vita ad un racconto di dubbia entità. Nelle 487 pagine del testo Rizzoli che ci si trova ad affrontare il lettore incontra antiche vicende greco-romane, si abbevera di nozioni della storia classica, scopre retroscena poco noti di storia contemporanea e sorride di alcuni tratti, quasi di maniera, distintivi di popolazioni (anche italiche) trattate. Tutto molto interessante, ma qual è la storia?

Lo stile che questo audace ragazzo del  ’72 ha deciso di far suo si basa su di un mix fra una sorta di flusso di coscienza condito da variazioni storico-sociali appartenenti ad epoche profondamente differenti fra di loro. Tutto questo si poggerebbe su una linearità di trama che deve andare avanti sino alla fine, proprio come diritto è il percorso del treno su cui Francis Servain Mirković sta viaggiando. La decisione della pressoché totale assenza di punteggiatura all’interno del testo è una chiara affermazione del suo modo fluviale di narrare esperienze, riflessioni, tradimenti e sensi di colpa del protagonista. La scelta è senza dubbio coraggiosa, ma il risultato è senza altrettanti dubbi discutibile in quanto nocivo per il racconto stesso. Nel fruire il tumultuoso scorrere delle righe prive di pause non si apprezza la presunta innovazione del romanzo né si vola con l’immaginazione verso i posti dell’ Est-Europa descritti in occasione di missioni nella “Zona” di lavoro della spia. Il lettore si trova a pensare ad altro, si ritrova ad affrontare le Sue personali digressioni perché i fatti di Francis non lo attraggono. Si fatica ad apprezzare le non molte sequenze attraenti nella narrazione che, per di più, sono tutte inerenti ai ricordi delle interazioni con amici e vecchi amori ora traditi, ora sfruttati, ora rimpianti, ora stimati.

La zona di Énard, in sostanza, non attrae e non coinvolge. A onor del vero non si può dire che il finalista al premio Goncourt 2010 (con un altro testo) non sappia scrivere. La sua penna è tranquillamente in grado di disegnare luoghi e riflessioni che possono prendere chiunque per mano, il fatto è che i suoi protagonisti proprio non vogliono. Chi conduce la narrazione nel libro è fortemente pieno di sé e nonostante i vari rimpianti e le ammissioni di colpa il registro non si adegua alla materia. Chi legge questa storia / queste storie si deve sforzare di capire, sviscerare e seguire e non per complessità di trama, ma per il modo in cui viene trasmessa.

Personalmente credo che l’autore in questione potrebbe essere un ottimo saggista, così come un abile realizzatore di compendi ed approfondimenti di viaggio alternativi, ma quanto a romanziere non condivido questo suo specifico modus operandi che attualmente utilizza.

Uno scrittore è una persona che, più o meno dichiaratamente, ama ciò che racconta così come ama condividerlo con un pubblico, in molteplici maniere, ma sempre serbando un debole per la narrazione in modo tale che chi lo legge possa ritrovarsi in quelle righe e rivivere a suo modo quelle parole.

La sensazione che si ha leggendo Zona invece è quella di trovarsi di fronte ad un autore che non sta parlando con te, bensì sta stra-parlando da solo, ad alta voce.

Sottolineo che questa è solamente la mia personalissima opinione che si basa sul mio gusto letterario, ma è comunque il punto di vista di chi ama moltissimo la lettura e che nello scorrere Zona percepiva con dispiacere che cosa poteva essere e che invece non è stato. Forse il tutto è solo rimandato alle prossime opere.

Alla prossima, Mathias!

 

 

 

Mathias Énard, “Zona”, Milano, RCS Libri, 2011.

Titolo originale “Zone”.

Foto di Francesco Bordi. Tutti i diritti riservati

 

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