Affrontare i propri limiti é un atto di coraggio, ma se lo facciamo con una favola, allora ha il sapore di una carezza sul cuore: “Vinpeel degli orizzonti”

di Francesco Bordi

Orizzonti…       ___________________

<Allargare gli orizzonti>, <Varcare gli orizzonti> e ancora <Al di là degli orizzonti>.

E proprio  andando <Al di là> delle espressioni relative a queste linee di confine, ognuno di noi spesso associa un suo significato personale e, probabilmente, un proprio ricordo alla parola “orizzonte” il cui rimando ad un ambito romantico è frequente e diretto.

Ma come mai proprio questo “Vinpeel” è “degli orizzonti”, quasi fosse un cognome? Perché il protagonista di questa vicenda è così legato a quelle celeberrime linee che vediamo solo in lontananza?

La storia raccontata dal buon Peppe Millanta è una favola ricchissima di significati, metafore e spunti evocativi. Leggendola potreste riscontrare un approccio visionario paragonabile a “Io sono Febbraio” di Shane Jones, oppure pensare alla provvida curiosità di Ulisse  o ancora potreste ricordarvi della buffa cocciutaggine di Alice alle prese con il suo Bianconiglio.  Vinpeel degli orizzonti” è tutto questo e tanto altro ma con tinte dolci e al contempo malinconiche, ma soprattutto il romanzo pubblicato dai tipi di Neo. Edizioni è un guardarsi e rincorrersi di due giganti narrativi.

Il primo <gigante> è paradossalmente un bambino, proprio quel Vinpeel che ha la necessità di andare altrove, anzi ha in mente di raggiungere “L’Altrove” superando i limiti degli orizzonti. La  vita non può esaurirsi tutta all’interno della sua città, Dinterbild. C’è altro intorno a quel luogo abitato dalle anime che hanno dimenticato il loro passato.

L’altro gigante è questo Altrove, l’insieme di questi orizzonti che Vinpeel ed i suoi amici illuminati si fermano ad osservare da lontano nella speranza di poterlo raggiungere. Non si tratta solo di un luogo “altro” da raggiungere. Queste linee di confine è come se stuzzicassero, lasciassero segnali e provocassero chi ha la giusta sensibilità per riconoscerle, in particolar modo il protagonista ed il suo amico Del, un altro bambino che non tutti riescono a vedere. Questo Altrove sembra attendere l’arrivo di Vinpeel e di chi, come lui, vuole raggiungere e superare quei famosi limiti degli orizzonti.

In tal senso la fatica letteraria dell’autore abruzzese non sembrerebbe così avvincente. Il lettore e la lettrice smaliziati avranno già immaginato il favoloso raggiungimento del luogo da parte del protagonista. Punto. Lieto fine e ciao.  Invece NON FUNZIONA COSÌ perché “Vinpeel degli orizzonti” <non funziona> in una maniera così lineare. Ci troviamo davanti ad una vicenda che non spiega l’importanza di superare i limiti, qualunque siano, perché preferisce piuttosto proporre una serie di immagini  e di sequenze in grado di scatenare domande, riflessioni e dolcezze nei confronti degli orizzonti di ognuno di noi, passati e futuri. Trovare il coraggio di andare al di là di Dinterbild significa superare quei luoghi dell’anima in cui le persone racchiudono il loro momenti di gioia mai più ritrovata o di dolore troppo forte: perduti attimi di (in)felicità. Vinpeel ed i pochi compagni risoluti nel voler lasciare la città, vengono derisi dal resto della comunità perché è più facile ridicolizzare chi affronta quei confini piuttosto che affrontare ciò che quei limiti rappresentano. Sono tutti concittadini estremamente caratterizzati dalla penna dell’autore: sanno divertire così come sono in grado di farci arrabbiare o di commuoverci.

A voi, a tutti noi, a Vinpeel la scelta di cosa fare. La rassegnazione dell’oblio si chiama Dinterbild, ferma ed immutabile. I momenti persi da recuperare e da riscoprire si trovano oltre quegli orizzonti così tanto osservati e riosservati da sempre. La speranza, il sogno… si possono anche chiamare con il nome di un bambino, Del. Solo chi riesce a vederlo e chi riesce a comunicare con lui, può sperare di oltrepassare gli orizzonti, magari attraversando le nuvole…

Tutto questo è stato davvero possibile? Vinpeel, il suo papà ed i suoi amici hanno davvero trovato il coraggio di recuperare i loro momenti perduti al di la?

E se invece quel bambino non fosse mai esistito perché rappresenta  solamente la vita possibile di un padre che dopo una notte d’amore  non ha mai più rivisto la sua compagna?

Se quel bimbo illuminato fosse solamente un “What if” di un uomo che raccoglie le conchiglie sulla spiaggia, ne ascolta le storie portandosele all’orecchio per poi affidare a sua volta i propri pensieri alla donna amata attraverso una lettera inserita dentro una bottiglia e lanciata nel mare?

Vinpeel, tutti i Vinpeel concepibili, possono esistere o meno. Dipende solo da quanto noi lettori siamo in grado di affrontare e superare i limiti dei nostri orizzonti.

Oltre quei dolori, al di là di quei ricordi, dietro a quei momenti perduti ci può essere un bambino in grado di superare tutto, incluso se stesso e… noi possiamo farlo insieme a lui perché possiamo essere anche noi quel bambino degli orizzonti…  _______________

È giusto, Peppe Millanta?

 

“Vinpeel degli orizzonti” di Peppe Millanta, Castel di Sangro, Neo. Edizioni. 2017.

 

Foto di Francesco Bordi © Tutti i diritti riservati.

 

 

 

 

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