di Silvia Bordi
“Immaginate l’istante in cui tutti girano la pagina”…
Suggeriva Alessandro Baricco una mattina di maggio nella Sala delle Bandiere del Palazzo Sanatorio durante la conferenza stampa a Roma.
“Leggere, un gesto solitario” considerava lo scrittore, mentre i gesti delle sue mani incontravano il proprio riflesso nel lungo tavolo ebano cui aveva preso posto anche il sindaco Roberto Gualtieri.
“Un gesto solitario da fare con tante persone, nello stesso momento e nello stesso luogo”.
Intanto, tutto intorno, Roma dava ritmo alle sue parole segnando le pause e le note più alte, come come faceva ad esmpio il richiamo di un gabbiano sopra Piazza del Campidoglio.
È la città eterna il teatro della “Tempesta Silenziosa” – “un palcoscenico pazzesco”, annunciava così con quell’entusiasmo dello scrittore che non rinuncia alla meraviglia.
Nasce così il sogno di una collettività riunita al tramonto: tanti volti e storie diverse che si stringono nelle piazze per lasciar posto al cielo che muta, si arricchisce di sfumature e si fa letteratura.
Roma è la città che oggi, 17 giugno 2026 alle ore 20:47, ha preso parte a un’inedita orchestra. Le pagine del racconto “Le notti bianche” di Dostoevskij, che girano, come strumenti tra le nostre dita.
“Uscire dal mondo per entrare in un libro è un’esperienza fragile” ricordava lo scrittore, mentre innumerevoli passi segnavano il trascorrere dei secondi, presto svaniti e presto sostituiti da minuti. Epoche che si susseguono, lasciano il passo, o si ripetono, lungo la monumentale scalinata ideata da Michelangelo quasi cinque secoli fa.
Il progetto è per loro, per noi, per chi vive la città. Il Foro Romano ai piedi del colle, l’Altare della Patria poco più in là, il Tevere che abbraccia i luoghi e la storia intera. Spazi che hanno ispirato l’ideazione di un momento condiviso tanto intimamente quanto pubblicamente: fermarsi un’ora e mezza e accogliere un tempo nuovo, non quello della metropoli, bensì quello della lettura.
“È un mondo poco attento” osservava la giornalista Erica Battaglia, che concepisce la lettura come antidoto al caos: “ora l’individuo può farsi massa, scivolare in un mare di persone che vivono il silenzio tra luoghi autorevoli”.
Oggi quei luoghi hanno cantato, alternando la scenofonia al silenzio.
Lo Stadio Palatino, il Museo dell’Ara Pacis, Villa Torlonia, il Mattatoio di Testaccio, il Teatro dell’Opera di Roma e la Casa del Jazz.
Anche le Biblioteche di Roma si sono rese protagoniste della Tempesta Silenziosa con otto sedi del sistema bibliotecario cittadino: Flaminia, Fabrizio Giovenale, Penazzato, Nelson Mandela, Joyce Lussu, Laurentina, Elsa Morante e Renato Nicolini.
L’Università La Sapienza di Roma ha messo ha disposizione il Nuovo Teatro Ateneo per “tuonare” all’unisono con i luoghi già citati, e invitando gli studenti a prender parte alla Tempesta con il loro personalissimo silenzio.
Non tutti vivono, respirano o leggono allo stesso ritmo. Ad ogni lettore è stata affidata una piccola torcia, una lucciola elettrica che lo ha accompagnato via via lungo il percorso che conduce al finale. Stare e restare insieme è già di per sé narrazione tra chi sospira e chi trattiene il respiro.
“Ricominciamo dalla pagina orizzontale di carta, anziché dalla modalità di lettura basata sullo scrollo verticale”. Il sindaco Gualtieri promuoveva così la Tempesta Silenziosa, a scapito della connessione isolatrice. Due ossimori tra cui si gonfia il mare delle nostre più profonde contraddizioni.
“La letteratura trasforma la fisicità” sottolineava Alessandro Baricco, tracciando nella mente di chi lo ascoltava il profilo di alcuni lettori: “uomini robusti, zitti e piegati su un oggetto piccolo, un libro, non rappresentano più un pericolo”
Perché un gesto tanto delicato porta il nome di “Tempesta silenziosa”?
“Una parte del mondo crede alla legge del più forte, un pensiero rudimentale che vede la complessità dell’animo umano come inutilmente articolata” spiegava lo scrittore.
Pensiamo a chi invece di stringere un libro tra le mani, preferisce le armi.
“Viviamo tempi complicati” ribadiva Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale: “non ci interroghiamo più sull’odio, prima era materia di bullismo, ora appartiene ai capi di stato”.
“Coloro che credono alla legge del più forte sono spettacolari nel volerne dare dimostrazione, noi dobbiamo essere più spettacolari. Le piccole comunità scelgano di diventare tempesta con noi nelle biblioteche, bocciofile, persino nei condomini!”
Alessandro Baricco auspica un futuro in cui il progetto di lettura condivisa possa avere seguito.
Oggi a Roma ha vinto la forza della mitezza.
La quiete, come accumulo di energie percepibili e misurabili, che sognava il sindaco ha avuto luogo e risonanza. Il silenzio non lo si può gridare, lo si può solo leggere.
Conclusa la lettura, il lettore spegne la torcia e chiude l’edizione stampata appositamente per la giornata odierna, resa gratuita per chi avesse voluto indossare i panni di cittadino, lettore ed individuo nella stessa ora.
Così ogni nota della tempesta si è via, via spenta.
Non più unicamente il silenzio, ma anche il buio sulla scena.
Questo è il finale.
Foto di Alessandro Baricco by Angela Ardicò – materiale stampa Zètema © tutti i diritti riservati


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