Se l’INSOLENZA è necessaria, giusta ed emerge anche con stile, allora la sua lettura non può essere che MAGNIFICA… A voi le terribili nove di 8tto Edizioni

di Francesco Bordi 

Sorridere, arrabbiarsi, sdegnarsi, poi ridere e di nuovo sorridere. Tutto condito da un certo stupore di certo dettato non dalla sopresa della scrittura, ma dal fatto che ottenere delle pubblicazioni in quegli anni, in Italia, non era assolutamente cosa semplice per delle autrici. Emergere con stile è dunque, di fatto, una scommessa vinta non una ma due volte.

Sono queste gli effetti della letteura di “Magnifiche insolenti”.

Nove donne di fine ‘800, affammate di libertà negate dal sistema nonché da chi gestiva (o gestisce?) quel sistema ed incuranti di tutto il resto che poteva derivarne.

Maria Vittoria Vittori, giornalista e saggista di peso, ci presenta questa raccolta di racconti dai sapori variegati ma tutti scritti sulla basse dello stesso «lievito madre», ossia quell’anticonformismo e quel bisogno di gridare, con stile, intelligenza e direi anche con sagacia, il sacrosanto diritto di occupare un posto nel mondo, ma non uno qualunque, bensì la medesima posazione che per la classe sociale maschile dominante dell’epoca non era mai stata messa in discussione.

Se le Ragazze di 8tto edizioni avevano già sondato il mercato attuale attraverso “Humorsex”, la prima antologia su questa tematica, ecco che con  le Magnifiche insolenti, la casa milanese ha affinato il tiro approfondendo gli stumenti con cui con queste coraggiose autrici hanno affrontato, oppure aggirato o ancora preso in giro quel mondo in cui si trovavano a muoversi: un tempo in cui le gesta eroiche e le grandee idee erano sotto gli occhi di tutti (Risorgimento, Unità d’Italia e primo Novecento), peccato che anche le ineguaglianze e le ingiustizie lo fossero, ma non era consentito portarle alla giusta luce. Ecco allora che l’atto eroico diventa necessariamente femmnile: denunciare l’iniquità del modo di pensare e di agire in tutti gli ambiti, dal lavoro alla famiglia, dalle istituzioni alle relazioni amorose. Ma quali le armi per un’ambizione così giusta e così necessaria per evitarne l’incessante ripetersi negli anni a venire? Essenzialmente due: ironia e satira.

I racconti delle nove Magnifiche sono freschi, sono divertenti, sono immediati nel loro svolgimento quasi fossero una sorta di esercizio di scrittura, ma… sono letali per la figura maschile, quantomeno per quella opprimente.

MARCHESA COLOMBI, con la sua descrizione di un uomo arrogante e pericoloso, ma anche tristemente ingenuo nello scegliere il suo “bersaglio” femminile. SFINGE e l’incontrovertibile lucidità di cui fa uso nel mostare i paradossi di un sistema amoroso relazionale assolutamente scompensato, ma comunque accettato, anche dalle donne, in tutti i salotti ed in tutte le piazze. CONTESSA LARA, è forse l’autrice che più di tutte ci presenta nei suoi scritti la differnte percezione che uomo e donna avevano della propria relazione. Un sentire estremamente differente che però vedeva una parte totalmete supportata dal sistema e data per assodata, mentre l’altra era decisamente la parte debole che tra la fine dell’800 e la fine del ‘900 poteva e, in alcuni casi doveva, rimanere tale. La crudeltà del sabotare il lavoro di un’autrice da parte del suo compagno geloso dei successi raggiunti è, invece, il tema ben evocato da CLELIA ROMANO PELLICANO e vi assicuro, cari lettori, che è scritto talmente bene da far odiare il baro manipolatore al centro della narrazione.

E ancora BEATRICE SPERAZ, JOLANDA, ANNIE VIVANTI, ANNA FRANCHI, AMALIA GUGLIELMINETTI… Sono tutti nomi purtroppo sconosciuti, o quasi, alla maggior parte dei lettori. Io stesso conoscevo circa la metà di queste autrici che hanno dovuto scrivere con la doppia difficoltà. Da un lato affrontare un modo intero, lavorativo e sociale, fatto di pregiudizi e assodate iniquità, dall’altro il rischio di venire bloccate o ostracizzate in considerazione dei loro messaggi critici più o meno dichiarati. Il bello però è lo stile che è derivato da questa necessario grido di libertà. C’è coraggio, c’è del genio, c’è sfrontatezza e freschezza nelle pagine delle Magnifiche ed  a tal proposito va detto che il messaggio scociale, quando è supportato da un’impronta ironica e sarcastica così viva, è ancora più forte e valido.

La Vittori ci ricorda infatti che nel periodo che va dal Risorgimento al post Unità d’Italia, per una donna ridere apertamete o, peggio ancora, far ridere nella medesima misura, era ancora piuttosto sconveniente, a maggior ragione se l’oggetto delle risate era la figura maschile ed il suo inattaccabile ed inossidabile sistema. Bene, queste nove donne sono andate oltre la forma, oltre le convenzioni sociali ed oltre paure e preoccupazioni.

Hanno dato dignità alla propria voce e additato le meschinità ridendo e deridendo, con sacrosanta Insolenza, chi le opprimeva ed è proprio per questo che sono Magnifiche, oggi più di ieri…

Buone letture insolenti, a tutte ed a tutti!

 

“Magnifiche Insolenti” a cura di Maria Vittoria Vittori, Milano, 8tto Edizioni, 2026. 

foto di Francesco Bordi © tutti i diritti riservati

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