di Francesco Bordi
“Fragile”.
Che cos’è fragile, cari lettori? Voi vi siete mai sentiti fragili? Avete mai avuto la sensazione di essere sul punto, di spezzarvi? Avete avuto l’impressione che qualcosa nel vostro petto o nella vostra testa si rompesse?
E se invece fossero le circostanze in cui vi siete trovati ad essere fragili?
Se il territorio culturale in cui vi siete mosse o vi siete mossi fin dalla tenera età fosse perennemente sul punto di crollare perché da troppo tempo ostaggio di precarietà.
Se i vostri… i nostri familiari, i nostri cari, tutto il mondo intorno a noi determinasse questa disgregazione o, nel migliore dei casi, rimanesse come un’ombra dietro di voi a ricoprire tutto quanto?
Questo quadro può ritenersi come l’impalcatura narrativa de “Le circostanze fragili- l’ombra di Pirandello -”.
Fragilità come contesto da esplorare, ma tutt’altro che fragile la sua narrazione.
Tra le nostre mani abbiamo una storia semplice ma, allo stesso tempo, complessa che si sviluppa su più livelli.
Una vicenda vera, quella portata alla luce dall’ottima Virginia Asaro?
Sicuramente sì, anche se arricchita.
È dunque una questione siciliana questo evento che Navarra Editore ha deciso di pubblicare?
Certamente sì, ma è anche universale.
Tante domande che ruotano ad un unico fatto: la famiglia di origine segna, a volte in maniera irrimediabile, la psiche e la salute di chi vorrebbe risuonare in maniera differente, di chi vorrebbe esistere e non essere in funzione di qualcuno o di qualcosa.
Nel caso delle Circostanze fragili, la famiglia Portolano e la famiglia Pirandello si intrecciano in maniera malata (o «tossica», come si definisce in questi ultimi anni), in nome di uno status quo da mantenere. Ci troviamo così catapultati all’interno di dinamiche estremamente radicate, in cui gli uomini decidono e le donne obbediscono, tutto in funzione del denaro: della “grana”.
«Grana, grana, grana. Tutta la vita è una ruota che gira inesorabilmente attorno ai soldi. Tutti quei soldi erano una prigione, un carzaru, una dannata ossessione che ha rovinato tutti. Noi eravamo fatti così. E Luigi [Pirandello] non era da meno»
Antonietta Portolano, moglie di Pirandello e Francesca Arciola, compagna di Calogero Portolano, sono due donne trovatesi in situazioni che non volevano assolutamente accettare e che, anzi, le facevano sentire morte dentro.
‘Nietta si scopre così obbligata a sposare lo scrittore Luigi Pirandello per questioni di affari e di prestigio gestiti da suo padre, Calogero Portolano. Lo stesso padre padrone che, dopo la morte della moglie, quindi la madre di Antonietta e di altri due fratelli, decide di prendere come sua compagna la giovanissima Francesca, la domestica di casa, con cui darà vita ad una nutrita prole destinata a dare scandalo ed essere odiata da tutti. L’esito di questo “sgarbo” alla famiglia sarà devastante.
Eppure, queste due protagoniste, benché entrambe vittime di un uomo prevaricatore, geloso ma incapace di tutelare le figlie della sua compagna perché colpevoli di mettere a repentaglio l’eredità di famiglia con la sola loro esistenza, non si sono ritrovate mai complici in tutti i frangenti che la vita ha loro presentato.
Al contrario, la moglie di Luigi Pirandello si è trovata ad incarnare quella stessa legge del pater familias che l’ha confinata in istituti di cure neuropsichiatriche per quasi una vita intera, tra dolore e umiliazione.
Sì, perché questo fa una società basata su pilastri non paritari: affossa, umilia, elimina tutti gli strumenti potenzialmente utili per il cambiamento, in maniera quasi istintiva, e mette l’uno contro l’altro.
La storia della validissima Asaro si sviluppa più su più piani di narrazione. Antonietta viene intervistata nella sua “casa”, l’istituto di cura Villa Giuseppina a Roma, e racconta, a sua volta, la storia di Francesca confessando tutto l’odio velenoso che era arrivata a provare per lei colpevole, ai suoi occhi, di portare in grembo l’insensato frutto dell’amore con suo padre.
«Veleno autentico. Denso e “nìvuru comu la pici”» .
Ma c’è ancora un altro livello di narrazione che va oltre la cronaca dell’epoca, oltre la letteratura, e che rappresenta il colpo di scena che non ci aspetta in una storia di denuncia, ma realmente accaduta, in quella Girgenti di metà Novecento: totalmente inaspettato.
La cifra stilistica dell’autrice non va ricercata solamente in questo suo raccontare a tre piani (quattro se si considera anche la teatralità pirandelliana che sembra permeare beffardamente quegli eventi), ma soprattutto nella sua grandissima capacità evocativa scaturita, volta per volta, da poche righe descrittive ed un uso molto equilibrato del dialetto siciliano.
La vicenda, romanzata ma vera, viene inoltre scandita temporalmente dagli atti ufficiali, delle nascite o dei matrimoni correlati da data e luogo, che contribuiscono ad accentuare ulteriormente la veridicità di quanto ci viene narrato.
Il linguaggio e le sottolineature utilizzati in questi documenti sarebbero già di per sé una storia nella storia. La loro semplice lettura costituirebbe materiale di studio storico-sociale per un tempo indefinito.
Le circostanze fragili non sono quindi solamente intrattenimento, ma sono anche l’esempio di
quanto, in un’epoca non così lontana, categorie più vulnerabili come le due donne protagoniste, abbiano spesso avuto un destino di dolore e sofferenza, senza alcuna colpa o responsabilità, deciso a tavolino. Strettamente collegato a questo approccio sociale, la fatica letteraria della sicilianissima autrice ha anche un altro scopo, ossia l’esigenza di completare un resoconto vero, noto ai più, dando voce a chi, a suo tempo, non ne ha avuta per colpa delle CIRCOSTANZE, ma dovrete arrivare alle ultimissime pagine per una maggiore chiarezza.
Potremmo dire che oggi, in questi anni Venti del secondo millennio, una storia fatta di padri padroni, di umiliazioni e di costrizioni non potrebbe esistere, ma saprete di certo anche voi, cari lettori, che non si può dare spazio a queste pericolosissime ingenuità.
Ecco perché il racconto di Virginia Asaro appare ancora attuale, ma anche universale e condivisibile. Non ci sono persone fragili a prescindere, ma esistono piuttosto circostanze che fanno emergere una fragilità difficile da gestire e ancor più difficile da accettare, anche per chi è intorno a queste vittime vivendo nell’impotenza di aiutarle e per chi, come noi, ne legge i tragici effetti, anche a distanza di molti anni.
Ricordiamoci però, tutti quanti, che “fragilità” non è soltanto sinonimo di debolezza, perché nascosta, da qualche parte, in quella stessa etimologia della parola c’è il concetto di rompere (e di rompersi) per poi poter cambiare… le circostanze.
…«Ci provavo pure io a ritagliarmi un posto per “farmi vedere” ed essere, o almeno sembrare, agli occhi degli altri, proprio come agli altri» …
“Le circostanze fragili” – L’ombra di Pirandello – di Virginia Asaro, Palermo, Navarra Editore 2024 / Prima ristampa 2025
Foto di Francesco Bordi © tutti i diritti riservati


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